Glossario Machine Learning

Termini chiave del machine learning: algoritmi supervisionati e non supervisionati, reti neurali, training, overfitting e tecniche di feature engineering.

  • A

  • A/B Testing

    Esperimento controllato in cui due varianti, ad esempio due modelli, vengono servite a gruppi di utenti scelti a caso per confrontarne l'effetto su una metrica obiettivo. È il metodo standard per misurare l'impatto reale di un cambiamento.
  • Accuracy

    Metrica di classificazione pari al rapporto tra previsioni corrette e numero totale di esempi. È intuitiva ma ingannevole con classi sbilanciate: un modello che predice sempre la classe dominante può ottenere accuratezza elevata pur essendo inutile, perciò si affianca a precision, recall e F1-score.
  • Active Learning

    Strategia di apprendimento in cui il modello, invece di ricevere dati etichettati a caso, seleziona attivamente gli esempi più informativi da sottoporre a un annotatore umano, tipicamente quelli su cui è più incerto. Riduce il costo di etichettatura raggiungendo buone prestazioni con meno dati annotati.
  • AdaBoost

    AdaBoost (Adaptive Boosting), introdotto da Freund e Schapire nel 1997, combina in sequenza classificatori deboli, spesso alberi poco profondi. A ogni iterazione aumenta il peso degli esempi classificati male, così il modello successivo si concentra sui casi difficili; la predizione finale e un voto pesato dei modelli.
  • Adadelta

    Variante di Adagrad che sostituisce la somma cumulata dei gradienti con una media mobile su una finestra recente, evitando il collasso del tasso di apprendimento e senza richiedere un tasso globale prefissato.
  • Adagrad

    Variante della discesa del gradiente che adatta il tasso di apprendimento separatamente per ogni parametro in base alla somma dei quadrati dei gradienti passati; è utile con dati sparsi ma il tasso tende a decrescere troppo.
  • Adam Optimizer

    Algoritmo di ottimizzazione a gradiente proposto da Kingma e Ba (2014). Adatta il learning rate per ogni peso stimando le medie mobili esponenziali del primo momento (media) e del secondo momento (varianza non centrata) dei gradienti, con correzione del bias iniziale. Combina i vantaggi di momentum e RMSProp ed è la scelta di default in PyTorch e TensorFlow.
  • ADASYN

    Tecnica di sovracampionamento che genera esempi sintetici della classe minoritaria concentrandosi sulle zone più difficili da apprendere, vicino ai confini di decisione. Affina l'idea di SMOTE adattando la generazione alla densità locale.
  • Adjusted R-squared

    Versione del coefficiente di determinazione che penalizza l'aggiunta di variabili non informative a un modello di regressione. A differenza dell'R² grezzo, non cresce automaticamente inserendo predittori inutili, favorendo modelli più parsimoniosi.
  • Alberi estremamente randomizzati (Extra-Trees)

    Metodo ensemble simile alla foresta casuale che aumenta la casualità scegliendo le soglie di suddivisione in modo casuale anziché ottimale. Riduce ulteriormente la varianza a fronte di un lieve aumento della distorsione.
  • Albero decisionale

    Modello predittivo che classifica o stima segmentando i dati con test condizionali su singole feature, in nodi che si diramano fino alle foglie, dove si emette la previsione. Algoritmi come CART e C4.5 scelgono gli split massimizzando la purezza (indice di Gini o entropia). Incline all'overfitting se troppo profondo.
  • Algoritmo

    In machine learning un algoritmo e la procedura sistematica, definita da una sequenza finita di passi e regole, che a partire dai dati di addestramento ottimizza i parametri di un modello minimizzando una funzione di costo. Esempi noti sono la discesa del gradiente, k-means e gli alberi decisionali.
  • Algoritmo Apriori

    Algoritmo classico per l'estrazione di itemset frequenti e regole di associazione. Sfrutta la proprietà di anti-monotonia, per cui ogni sottoinsieme di un itemset frequente è a sua volta frequente, per potare lo spazio di ricerca ed evitare conteggi inutili.
  • Analisi delle componenti indipendenti (ICA)

    Metodo di riduzione dimensionale e separazione delle sorgenti che scompone un segnale multivariato in componenti additive statisticamente indipendenti e non gaussiane. A differenza della PCA cerca l'indipendenza statistica, non la sola decorrelazione.
  • Analisi delle componenti principali con kernel (Kernel PCA)

    Estensione non lineare della PCA che applica il trucco del kernel per calcolare le componenti principali in uno spazio delle caratteristiche indotto da un kernel. Permette di catturare strutture non linearmente separabili nei dati originari.
  • Analisi di sopravvivenza (Survival Analysis)

    Insieme di metodi che modellano il tempo che intercorre fino al verificarsi di un evento (morte, guasto, abbandono), gestendo la censura, cioè i casi in cui l'evento non è stato osservato entro il periodo di studio.
  • Analisi discriminante quadratica (QDA)

    Classificatore generativo che assume distribuzioni gaussiane per ciascuna classe con matrici di covarianza distinte, producendo frontiere di decisione quadratiche. Generalizza l'analisi discriminante lineare (LDA), che assume invece una covarianza comune.
  • Analisi fattoriale (Factor Analysis)

    Modello statistico che spiega la correlazione tra variabili osservate tramite un numero minore di variabili latenti dette fattori, più un termine di rumore specifico per ciascuna variabile. Si usa per riduzione dimensionale e ricerca di strutture latenti.
  • Anomaly Detection

    Individuazione di osservazioni che deviano in modo significativo dal comportamento atteso di un insieme di dati. Si realizza con metodi statistici, di clustering o basati su reti neurali come gli autoencoder e Isolation Forest, e trova impiego nel rilevamento di frodi, intrusioni e guasti.
  • Apprendimento a istanze multiple (Multiple Instance Learning)

    Forma di apprendimento debolmente supervisionato in cui gli esempi sono raggruppati in insiemi detti bag ed è nota solo l'etichetta del bag: un bag positivo contiene almeno un'istanza positiva, uno negativo solo istanze negative.
  • Apprendimento auto-supervisionato

    Paradigma in cui il modello ricava da solo le etichette dai dati grezzi, definendo compiti pretestuali come prevedere parole mascherate o il token successivo. Permette il pre-addestramento su enormi corpora non annotati ed è alla base di modelli linguistici come BERT e GPT.
  • Apprendimento basato su istanze (Instance-Based Learning)

    Famiglia di metodi, detti anche a memoria o pigri (lazy), che memorizzano gli esempi di addestramento e rimandano la generalizzazione al momento della previsione, confrontando il nuovo caso con quelli più simili. Esempio tipico: il k-NN.
  • Apprendimento contrastivo (Contrastive Learning)

    Tecnica di apprendimento di rappresentazioni, spesso auto-supervisionata, che avvicina nello spazio delle feature le coppie di esempi simili (positivi) e allontana quelle dissimili (negativi), di norma tramite viste aumentate dello stesso dato.
  • Apprendimento da dati positivi e non etichettati (PU Learning)

    Scenario di classificazione binaria in cui l'addestramento dispone solo di esempi positivi etichettati e di un insieme non etichettato che mescola positivi e negativi in proporzione ignota, senza esempi negativi certi.
  • Apprendimento debolmente supervisionato (Weakly Supervised Learning)

    Insieme di tecniche che apprendono da supervisione imperfetta, tipicamente in tre forme: incompleta (solo una parte dei dati e etichettata), inesatta (etichette a grana grossa) e inaccurata (etichette rumorose o errate).
  • Apprendimento delle preferenze (Preference Learning)

    Sottocampo che apprende a modellare e prevedere preferenze a partire da informazioni relative, tipicamente confronti a coppie tra oggetti o etichette, anziché da valori target assoluti come nella classificazione o nella regressione.
  • Apprendimento di metriche (Metric Learning)

    Approccio che apprende dai dati una funzione di distanza o di similarità specifica per il compito, in modo da avvicinare gli esempi simili e allontanare quelli dissimili, utile per k-NN, clustering, recupero di immagini e verifica di identità.
  • Apprendimento di rappresentazioni (Representation Learning)

    Insieme di tecniche che permettono a un modello di scoprire automaticamente dai dati grezzi le rappresentazioni o feature utili a un compito, sostituendo la progettazione manuale delle feature. Detto anche apprendimento delle caratteristiche.
  • Apprendimento di regole associative (Association Rule Learning)

    Metodo non supervisionato che individua relazioni frequenti tra elementi in grandi insiemi di transazioni, esprimendole come regole del tipo se A allora B, valutate con misure quali supporto, confidenza e lift; base della market basket analysis.
  • Apprendimento di varietà (Manifold Learning)

    Insieme di tecniche di riduzione di dimensionalità non lineare che, assumendo che i dati ad alta dimensione giacciano su una varietà di dimensione inferiore, ne recuperano la struttura geometrica per visualizzarli, denoisarli o comprimerli.
  • Apprendimento incrementale (Incremental Learning)

    Approccio in cui il modello viene aggiornato via via con nuovi dati, spesso a piccoli lotti o da un flusso, senza riaddestrare da zero; adatto a dati troppo grandi per la memoria e deve limitare l'oblio catastrofico.
  • Apprendimento induttivo (Inductive Learning)

    Paradigma classico in cui il modello, dai soli dati di addestramento, inferisce una regola generale da applicare a nuovi dati mai visti; si contrappone all'apprendimento trasduttivo, limitato ai casi di test già noti.
  • Apprendimento multi-task (Multi-Task Learning)

    Approccio che addestra un unico modello su più compiti correlati contemporaneamente, condividendo una rappresentazione comune, e sfrutta le affinità tra i compiti per migliorare la generalizzazione, specie quando alcuni dispongono di pochi dati.
  • Apprendimento multi-vista (Multi-View Learning)

    Framework in cui i dati sono descritti da più insiemi di feature distinti, detti viste, spesso complementari; il modello integra le viste per migliorare la generalizzazione, come negli algoritmi di co-training semi-supervisionati.
  • Apprendimento non supervisionato

    Paradigma di machine learning in cui il modello riceve dati privi di etichette e ne individua autonomamente struttura e regolarità. Include il clustering (k-means, DBSCAN), la riduzione dimensionale (PCA) e la stima di densità, usati per esplorare i dati senza conoscere in anticipo la risposta corretta.
  • Apprendimento per rinforzo

    Paradigma di machine learning in cui un agente interagisce con un ambiente e impara per tentativi ed errori, ricevendo ricompense o penalità. L'obiettivo è apprendere una politica che massimizzi la ricompensa cumulativa attesa nel tempo; algoritmi tipici sono il Q-learning e i metodi policy gradient.
  • Apprendimento semi-supervisionato

    Paradigma che addestra i modelli combinando una piccola quantità di dati etichettati con una grande massa di dati non etichettati, sfruttando la struttura di questi ultimi per migliorare l'apprendimento. Tecniche tipiche sono il self-training e i metodi basati su consistenza, utili quando l'etichettatura è costosa.
  • Apprendimento supervisionato

    Paradigma di machine learning in cui il modello apprende da esempi già etichettati, cioè coppie input-output con la risposta corretta nota. L'algoritmo minimizza l'errore tra le proprie previsioni e le etichette, per poi generalizzare su dati nuovi. Comprende compiti di classificazione e regressione.
  • Apprendimento trasduttivo (Transductive Learning)

    Paradigma in cui il modello ragiona dai casi di addestramento direttamente ai casi di test specifici già noti, senza costruire una regola generale valida per dati futuri, sfruttando anche i dati di test non etichettati già durante l'apprendimento.
  • AUC

    Area sotto la curva ROC (Receiver Operating Characteristic), che riassume in un unico valore tra 0 e 1 la capacità di un classificatore binario di separare le classi al variare della soglia decisionale. Equivale alla probabilità che un positivo estratto a caso riceva un punteggio più alto di un negativo: 0,5 indica prestazione casuale, 1 separazione perfetta.
  • Auto-addestramento (Self-Training)

    Metodo semi-supervisionato in cui un modello addestrato su pochi dati etichettati genera pseudo-etichette per i dati non etichettati; gli esempi predetti con alta confidenza vengono aggiunti al set di addestramento e il processo si ripete.
  • B

  • Backpropagation

    Algoritmo che addestra le reti neurali calcolando il gradiente della funzione di perdita rispetto ai pesi: applicando la regola della catena, propaga l'errore dall'uscita verso gli strati interni e ne ricava le derivate, poi la discesa del gradiente aggiorna i pesi. È il cardine dell'apprendimento profondo.
  • Bagging

    Bootstrap aggregating, tecnica ensemble di Leo Breiman (1996): addestra più modelli su campioni bootstrap estratti con reinserimento dal training set e ne aggrega gli output, con media nella regressione e voto nella classificazione. Riducendo la varianza contrasta l'overfitting; e alla base delle Random Forest.
  • Balanced Accuracy

    Media delle accuratezze ottenute su ciascuna classe, cioè di sensibilità e specificità nel caso binario. Corregge la distorsione dell'accuratezza semplice quando le classi hanno frequenze molto diverse.
  • Baseline Model

    Modello di riferimento volutamente semplice, come la previsione della classe più frequente, della media o una regressione lineare, usato come termine di paragone per valutare soluzioni più complesse. Se un modello sofisticato non supera la baseline, la sua maggiore complessità non e giustificata.
  • Batch Normalization

    Tecnica introdotta da Ioffe e Szegedy nel 2015 che normalizza le attivazioni di uno strato su ciascun mini-batch, per poi riscalarle con parametri appresi gamma e beta. Riduce l'internal covariate shift, permette learning rate più alti, accelera la convergenza e ha un effetto regolarizzante.
  • Batch Size

    Numero di esempi di training elaborati insieme prima di ciascun aggiornamento dei pesi. Nella discesa del gradiente a mini-batch bilancia velocità e stabilita: batch grandi danno stime del gradiente più stabili ma richiedono più memoria, mentre batch piccoli introducono rumore che può favorire la generalizzazione.
  • Bayesian Optimization

    Metodo per ottimizzare funzioni costose da valutare, usato nella ricerca di iperparametri. Costruisce un modello surrogato probabilistico dell'obiettivo, spesso un processo gaussiano, e sceglie il punto successivo con una funzione di acquisizione che bilancia esplorazione e sfruttamento, riducendo il numero di prove.
  • Bias

    Errore sistematico che porta il modello a discostarsi in modo costante dai valori reali, dovuto a ipotesi troppo semplificative (bias di modello, legato all'underfitting) o a distorsioni presenti nei dati di addestramento. Da non confondere con il bias additivo, il parametro costante che ogni neurone somma ai propri ingressi.
  • Bias-Variance Tradeoff

    Compromesso per cui l'errore di generalizzazione si scompone in bias, l'errore sistematico di un modello troppo semplice che va in underfitting, e varianza, la sensibilità eccessiva ai dati di training che porta a overfitting. Ridurre l'uno tende ad aumentare l'altro: l'ottimo minimizza l'errore totale.
  • Binning

    Discretizzazione di una variabile continua in intervalli, o bin, trattati poi come categorie. Riduce l'effetto del rumore e degli outlier e può rendere non lineari le relazioni, al costo di una perdita di informazione fine.
  • BIRCH

    Algoritmo di clustering gerarchico incrementale pensato per grandi dataset: costruisce una struttura ad albero (CF-tree) che riassume i dati in cluster feature, riducendo memoria e tempi di calcolo. È adatto all'elaborazione in streaming.
  • Boosting

    Tecnica di apprendimento ensemble che costruisce una sequenza di modelli deboli, ciascuno addestrato per correggere gli errori dei precedenti, combinandoli in un predittore forte. Riduce soprattutto il bias e aumenta l'accuratezza. Esempi noti sono AdaBoost e il gradient boosting (XGBoost, LightGBM).
  • Bootstrapping

    Tecnica statistica che genera nuovi campioni ricampionando con reinserimento dal dataset originale, per stimare l'incertezza di una misura o addestrare modelli diversi. È il fondamento del bagging e permette di valutare la variabilità di una stima senza assumere una distribuzione teorica.
  • Brier Score

    Metrica che valuta l'accuratezza delle probabilità predette calcolando lo scarto quadratico medio fra la probabilità assegnata e l'esito reale. Premia modelli ben calibrati: valori più bassi indicano previsioni probabilistiche più affidabili.
  • C

  • Calibration

    Proprietà per cui le probabilità previste da un modello coincidono con le frequenze reali osservate: tra i casi predetti al 70% circa il 70% dovrebbe risultare positivo. Si valuta con reliability diagram o Expected Calibration Error e si corregge a posteriori con metodi come Platt scaling o isotonic regression, ottenendo stime affidabili e non solo ben ordinate.
  • CatBoost

    Libreria di gradient boosting su alberi decisionali progettata per gestire nativamente le variabili categoriche tramite una codifica ordinata (ordered boosting), riducendo il rischio di sovradattamento e di fuga di informazione dal target.
  • Champion-Challenger

    Strategia di deployment in cui un nuovo modello sfidante viene messo alla prova contro quello attualmente in produzione, sostituendolo solo se dimostra prestazioni migliori. Permette miglioramenti continui riducendo i rischi.
  • Class Prior

    Probabilità a priori di ciascuna classe, cioè la sua frequenza attesa prima di osservare le feature. Entra nei classificatori bayesiani e va considerata quando la distribuzione delle classi in produzione differisce da quella di addestramento.
  • Classificazione

    Compito di apprendimento supervisionato in cui il modello assegna a ogni input una classe da un insieme finito di etichette, apprendendo da esempi già etichettati. Può essere binaria o multiclasse; algoritmi tipici sono regressione logistica, SVM, alberi e reti neurali, valutati con accuratezza, precision, recall e F1.
  • Classificazione a una classe (One-Class Classification)

    Compito in cui il modello viene addestrato con esempi di una sola classe (i normali) e deve poi riconoscere se un nuovo dato appartiene a essa o ne è estraneo; usata quando la classe negativa manca o è poco rappresentata.
  • Classificazione binaria (Binary Classification)

    Compito di classificazione che assegna ogni esempio a una di due classi mutuamente esclusive, per esempio spam o non spam. È il caso più semplice di classificazione è la base di schemi come uno-contro-tutti per problemi con più classi.
  • Classificazione multiclasse (Multiclass Classification)

    Compito di classificazione che assegna ogni esempio a una sola tra tre o più classi mutuamente esclusive; detta anche multinomiale, si distingue dalla multi-etichetta, dove un esempio può ricevere più etichette contemporaneamente.
  • Clustering fuzzy (Fuzzy Clustering)

    Clustering soft in cui ogni dato può appartenere a più gruppi con un grado di appartenenza compreso tra 0 e 1, anziché a un solo cluster; l'algoritmo tipico è il fuzzy c-means, utile per dati sovrapposti.
  • Clustering gerarchico

    Metodo di clustering non supervisionato che costruisce una gerarchia di gruppi annidati: l'approccio agglomerativo parte dai singoli punti e li fonde iterativamente, quello divisivo procede al contrario. Il risultato si rappresenta con un dendrogramma, che tagliato a un dato livello fornisce i cluster.
  • Clustering spettrale (Spectral Clustering)

    Tecnica di clustering che tratta il raggruppamento come partizionamento di un grafo di similarità: calcola gli autovettori della matrice laplaciana, proietta i dati in uno spazio ridotto e vi applica un algoritmo come k-means.
  • Co-Training

    Metodo semi-supervisionato in cui due modelli, addestrati su viste diverse dei dati, si scambiano le predizioni più sicure sui dati non etichettati per istruirsi a vicenda. Funziona bene quando le due viste sono sufficientemente indipendenti.
  • Cohen's Kappa

    Indice che misura l'accordo fra due valutatori o fra predizioni e verità, correggendo per l'accordo atteso dal caso. Più informativo dell'accuratezza semplice quando le classi sono sbilanciate, vale 1 in caso di accordo perfetto.
  • Cold Start

    Difficoltà di un sistema di raccomandazione a fare buone previsioni per utenti o item nuovi, privi di storico. Si affronta con informazioni di contenuto, dati demografici o strategie di esplorazione mirata.
  • Collaborative Filtering

    Approccio alla raccomandazione che suggerisce item sfruttando le somiglianze fra i comportamenti degli utenti, secondo il principio che chi ha gusti simili gradirà cose simili. Non richiede di conoscere il contenuto degli item.
  • Concept Drift

    Cambiamento nel tempo della distribuzione statistica dei dati o della relazione tra input e output che un modello deve prevedere. Rende progressivamente meno accurate le regole apprese, imponendo monitoraggio e ri-addestramento periodico; è comune nei sistemi in streaming e nel rilevamento frodi.
  • Conditional Random Field (CRF)

    Modello probabilistico discriminativo per l'etichettatura di sequenze che considera le dipendenze fra le etichette vicine. È stato molto usato per compiti come il riconoscimento di entità nominate prima della diffusione delle reti neurali profonde.
  • Confidence Score

    Valore numerico, spesso compreso tra 0 e 1, che esprime quanto il modello ritiene affidabile una previsione; nei classificatori deriva tipicamente dalla probabilità in uscita, ad esempio da una softmax. Consente di fissare soglie per accettare, scartare o inviare a revisione umana i casi più incerti.
  • Confounding Variable

    Variabile che influenza sia la presunta causa sia l'effetto, creando associazioni fuorvianti fra di essi. Ignorare un fattore confondente porta a scambiare per causale una relazione che in realtà è spuria.
  • Confusion Matrix

    Tabella che incrocia le classi reali con quelle predette da un classificatore, riportando veri positivi, veri negativi, falsi positivi e falsi negativi. Da essa si derivano metriche come accuratezza, precision, recall e F1; nei problemi multiclasse diventa una matrice NxN con la diagonale che dà le predizioni corrette.
  • Content-Based Filtering

    Metodo di raccomandazione che propone item simili, per attributi e contenuto, a quelli già graditi da un utente. A differenza del filtraggio collaborativo, si basa sulle caratteristiche degli oggetti più che sul comportamento della folla.
  • Convergenza

    Condizione in cui il processo iterativo di ottimizzazione, ad esempio la discesa del gradiente, raggiunge uno stato stabile: la funzione di perdita smette di diminuire in modo significativo e i pesi si assestano attorno a un minimo. Si valuta con soglie sulla variazione della loss o del gradiente tra le iterazioni.
  • Cost Function

    Misura dell’errore complessivo del modello sull’intero set di addestramento. Spesso è la media delle loss calcolate sui singoli esempi ed è la quantità che l’ottimizzazione cerca di minimizzare.
  • Cost-Sensitive Learning

    Approccio in cui l'apprendimento tiene conto del costo diverso dei vari tipi di errore, anziché trattarli allo stesso modo. Si usa una matrice dei costi che penalizza di più gli sbagli gravi, come i falsi negativi in ambito medico o antifrode, orientando il modello verso decisioni ottimali.
  • Criterio d'informazione bayesiano (BIC)

    Criterio per la selezione dei modelli simile all'AIC ma con penalità più severa sulla complessità, pari a k·ln(n); tende a favorire modelli più semplici e si sceglie quello con valore minimo.
  • Criterio d'informazione di Akaike (AIC)

    Criterio per la selezione dei modelli che bilancia bontà di adattamento e complessità penalizzando il numero di parametri con un termine pari a 2k; a parità di dati si preferisce il modello con AIC minore.
  • Cross-Entropy

    Funzione di perdita usata nella classificazione che misura la distanza tra la distribuzione di probabilità prevista dal modello e quella reale, penalizzando fortemente le previsioni sicure ma errate. Deriva dalla teoria dell'informazione e si abbina tipicamente all'uscita softmax.
  • Cross-Validation

    Tecnica di validazione che partiziona i dati in k sottoinsiemi (fold): a turno uno funge da test e gli altri da training, mediando poi le prestazioni ottenute. La k-fold riduce la dipendenza da un singolo split e stima meglio la capacità di generalizzazione, risultando utile con dataset piccoli pur essendo più costosa in tempo di calcolo.
  • Curriculum Learning

    Strategia di addestramento che presenta al modello gli esempi in ordine crescente di difficoltà, ispirandosi al modo in cui gli esseri umani apprendono. Può accelerare e stabilizzare la convergenza.
  • Curse of Dimensionality

    Insieme di fenomeni che degradano gli algoritmi al crescere del numero di variabili: lo spazio si espande esponenzialmente, i dati diventano radi e le distanze tra punti tendono a uniformarsi, rendendo inefficaci i metodi basati sulla vicinanza. Spesso si contrasta riducendo la dimensionalità o selezionando le feature.
  • D

  • Data Augmentation

    Generazione di nuovi esempi trasformando quelli esistenti, ad esempio ruotando o ritagliando immagini. Amplia il dataset e migliora la robustezza e la generalizzazione del modello.
  • Data Cleaning

    Fase di preparazione in cui si correggono errori, si gestiscono i valori mancanti, si rimuovono duplicati e si risolvono incoerenze e formati non uniformi nei dati grezzi. Precede l'addestramento e ne condiziona fortemente la qualità: dati puliti sono il presupposto di un modello affidabile, secondo il principio garbage in, garbage out.
  • Data Drift

    Cambiamento nel tempo della distribuzione dei dati in ingresso rispetto a quella su cui il modello è stato addestrato. Anche senza che cambi la relazione da apprendere, il drift degrada le prestazioni in produzione e va monitorato per decidere quando riaddestrare.
  • Data Leakage

    Fenomeno in cui informazioni del set di test o relative al futuro filtrano nell'addestramento, gonfiando le prestazioni misurate. Nasce ad esempio da variabili che incorporano il valore da prevedere, e produce modelli ottimi in prova ma deludenti sui dati reali.
  • Dataset

    Raccolta strutturata di dati, tipicamente organizzata in esempi descritti da variabili, usata per addestrare, validare o testare un modello. La sua qualità e rappresentatività condizionano direttamente le prestazioni ottenibili.
  • DBSCAN

    Algoritmo di clustering basato sulla densità dei punti: aggrega le regioni ad alta densità e non richiede di fissare in anticipo il numero di gruppi. Trova cluster di forma irregolare ed etichetta come rumore i punti isolati.
  • Decision Boundary

    Superficie che separa le diverse classi nello spazio delle variabili di ingresso. La sua forma riflette la complessità del modello, da confini lineari a superfici molto articolate.
  • Deep Learning

    Ramo del machine learning che impiega reti neurali artificiali con molti strati, capaci di apprendere automaticamente rappresentazioni gerarchiche dei dati. È alla base dei risultati recenti in visione artificiale, linguaggio e riconoscimento vocale.
  • Dimensionality Reduction

    Insieme di tecniche che riducono il numero di variabili di un dataset conservandone l'informazione utile, per contrastare la maledizione della dimensionalità, accelerare i modelli e facilitare la visualizzazione. Metodi lineari come la PCA usano gli assi di massima varianza; t-SNE e UMAP colgono relazioni non lineari.
  • Dimezzamento successivo (successive halving)

    Strategia di ricerca degli iperparametri che valuta molte configurazioni con poche risorse, scarta le peggiori e assegna più risorse alle candidate migliori a ogni iterazione; in scikit-learn è HalvingGridSearchCV e HalvingRandomSearchCV.
  • Discesa a coordinate (coordinate descent)

    Metodo di ottimizzazione che minimizza la funzione obiettivo aggiornando una coordinata, o un blocco di coordinate, alla volta e mantenendo fisse le altre; è impiegato per addestrare modelli come Lasso ed Elastic Net.
  • Discesa del gradiente in batch (batch gradient descent)

    Variante base della discesa del gradiente che calcola il gradiente della funzione di perdita sull'intero insieme di addestramento a ogni passo; produce aggiornamenti stabili ma costosi sui dataset di grandi dimensioni.
  • Dropout

    Tecnica di regolarizzazione per reti neurali che, durante l’addestramento, disattiva casualmente una frazione di neuroni a ogni passo. Riduce la co-dipendenza tra unità e l’overfitting, migliorando la generalizzazione.
  • E

  • Early Stopping

    Tecnica che interrompe l’addestramento quando le prestazioni sui dati di validazione smettono di migliorare. Previene l’overfitting evitando di ottimizzare troppo sui dati di training.
  • ElasticNet

    Regressione lineare regolarizzata che combina le penalità di Ridge (L2) e Lasso (L1). Bilancia la riduzione dei pesi e la selezione delle variabili, gestendo bene feature correlate.
  • Eliminazione ricorsiva delle feature (RFE)

    Metodo wrapper di selezione delle feature che addestra ripetutamente un modello, elimina a ogni passo le variabili meno importanti secondo i pesi o l'importanza stimata e itera fino al numero desiderato di feature.
  • Embedding

    Rappresentazione di dati discreti, come parole o categorie, tramite vettori numerici densi in uno spazio a bassa dimensione, in cui elementi simili occupano posizioni vicine. Consente ai modelli di cogliere relazioni semantiche.
  • Ensemble Learning

    Tecnica che combina le previsioni di più modelli per ottenere prestazioni superiori al singolo predittore. Sfruttando la diversità tra i modelli riduce varianza ed errore: esempi noti sono il bagging, come nelle random forest, e il boosting, che addestra i modelli in sequenza correggendo di volta in volta gli errori.
  • Epoch

    Nell’addestramento, un passaggio completo dell’algoritmo su tutti gli esempi del set di training. L’addestramento richiede in genere più epoche, durante le quali i pesi vengono aggiornati progressivamente per ridurre l’errore.
  • Errore di calibrazione atteso (ECE)

    Metrica che quantifica la miscalibrazione di un classificatore probabilistico: suddivide le probabilità previste in intervalli e media, pesando per numerosità, lo scarto tra probabilità media e frequenza reale dei positivi.
  • Errore percentuale assoluto medio (MAPE)

    Metrica di regressione che media il valore assoluto degli errori espressi come percentuale del valore reale; è di facile interpretazione ma diventa instabile quando i valori osservati sono prossimi allo zero.
  • Errore quadratico medio logaritmico (MSLE)

    Metrica di regressione che calcola l'errore quadratico medio tra i logaritmi dei valori previsti e osservati; penalizza le sottostime più delle sovrastime ed è adatta a target che crescono in modo esponenziale.
  • Expectation-Maximization (EM)

    Algoritmo iterativo per stimare i parametri di modelli con variabili latenti, alternando un passo di stima delle variabili nascoste (E) e uno di aggiornamento dei parametri (M). È il metodo classico per addestrare i modelli a miscela gaussiana.
  • Explainability (XAI)

    Capacità di spiegare come e perché un modello arriva a una previsione, rendendone comprensibile il comportamento. È fondamentale per fiducia, controllo, debug e conformità normativa.
  • Exploding Gradient

    Fenomeno per cui, durante la backpropagation in reti profonde o ricorrenti, i gradienti crescono in modo esponenziale destabilizzando l’aggiornamento dei pesi. Si contiene con tecniche come il gradient clipping, che ne limita l’ampiezza.
  • F

  • F1 Score

    Media armonica di precision e recall, F1 = 2 (P R) / (P + R), che sintetizza in un unico valore tra 0 e 1 il bilanciamento tra le due misure. E preferibile all'accuratezza quando le classi sono sbilanciate, perché penalizza i modelli che trascurano i falsi positivi o i falsi negativi.
  • Fattore di outlier locale (LOF)

    Algoritmo di rilevamento di anomalie che misura la deviazione di densità locale di un punto rispetto ai suoi vicini più prossimi. Un valore molto maggiore di 1 indica una densità inferiore a quella dei vicini e segnala un potenziale outlier.
  • Fattorizzazione in matrici non negative (NMF)

    Tecnica di riduzione dimensionale che approssima una matrice non negativa come prodotto di due matrici a elementi non negativi. I vincoli di non negatività producono rappresentazioni additive e facilmente interpretabili, usate per clustering e topic modeling.
  • Feature

    Variabile in ingresso, o attributo misurabile, che descrive un esempio e viene usata dal modello per fare previsioni. La scelta e la qualità delle feature incidono spesso più dell’algoritmo sulle prestazioni.
  • Feature Crossing

    Creazione di nuove variabili combinando due o più feature esistenti, per catturare interazioni che i modelli lineari non colgono da soli. Aumenta l’espressività ma va bilanciata contro la crescita della dimensionalità.
  • Feature Engineering

    Processo di creazione, selezione e trasformazione delle variabili di input a partire dai dati grezzi per migliorare le prestazioni di un modello. Include normalizzazione, encoding delle variabili categoriche ed estrazione o combinazione di feature; spesso incide sui risultati più della scelta dell'algoritmo.
  • Feature Extraction

    Trasformazione dei dati grezzi, come testo, immagini o segnali, in un insieme ridotto di variabili (feature) più informative e adatte al modello. Comprime l'informazione utile riducendo la dimensionalità; esempi sono i coefficienti TF-IDF ricavati dal testo o i descrittori estratti dai pixel di un'immagine.
  • Feature Hashing

    Tecnica che mappa le feature, in particolare categorie ad altissima cardinalità, in un numero fisso di posizioni tramite una funzione di hash. Riduce memoria e dimensionalità a costo di possibili collisioni fra feature diverse.
  • Feature Importance

    Misura di quanto ciascuna variabile in ingresso contribuisce alle predizioni di un modello. Può essere stimata in vari modi, ad esempio dalla struttura degli alberi o permutando i valori di una feature e osservando il calo di prestazioni.
  • Feature Scaling

    Trasformazione che porta le variabili su scale confrontabili, tramite standardizzazione (media zero e varianza unitaria) o normalizzazione nell'intervallo tra 0 e 1. Evita che le caratteristiche con valori grandi dominino l'apprendimento ed è cruciale per algoritmi basati su distanze e discesa del gradiente.
  • Feature Selection

    Processo di scelta del sottoinsieme di variabili più informative, scartando quelle irrilevanti o ridondanti. Migliora l'accuratezza, riduce costi computazionali e overfitting e rende i modelli più interpretabili; si attua con metodi filter, wrapper o embedded, a seconda di come valuta l'utilità delle feature.
  • Feature Store

    Sistema centralizzato che raccoglie, versiona e distribuisce le feature calcolate, così che gli stessi valori siano disponibili in addestramento e in produzione. Riduce il rischio di train-serving skew e favorisce il riuso coerente delle feature.
  • Few-Shot Learning

    Capacità di apprendere un nuovo compito da pochissimi esempi etichettati, sfruttando conoscenze acquisite in precedenza. Nei grandi modelli linguistici si realizza mostrando alcuni esempi direttamente nel prompt (in-context learning), senza riaddestrare i pesi; i casi estremi sono one-shot e zero-shot.
  • Forward Propagation

    Fase in cui i dati d'ingresso attraversano la rete neurale strato dopo strato, combinandosi con pesi e bias e passando per le funzioni di attivazione, fino a produrre l'uscita. Precede il calcolo dell'errore tramite la funzione di costo e l'aggiornamento dei pesi mediante la backpropagation.
  • Frequency Encoding

    Tecnica che sostituisce ogni categoria con la sua frequenza di comparsa nel dataset. Utile con variabili ad alta cardinalità, comprime l’informazione in un singolo numero ma può confondere categorie diverse con la stessa frequenza.
  • Fully Connected Layer

    Strato di rete neurale in cui ogni neurone è collegato a tutte le unità dello strato precedente, calcolando una somma pesata degli ingressi seguita da bias e funzione di attivazione. Detto anche strato denso, è la forma classica di livello e ricorre spesso negli stadi finali di classificazione.
  • Funzione di attivazione

    Funzione applicata all'uscita di un neurone che introduce non linearità, permettendo alla rete di apprendere relazioni complesse tra ingressi e uscite. Senza di essa una rete equivarrebbe a una singola trasformazione lineare; esempi comuni sono ReLU, sigmoide e tangente iperbolica, scelti in base al compito.
  • G

  • Gaussian Mixture Model

    Modello probabilistico che descrive i dati come miscela di più distribuzioni gaussiane, ciascuna con propria media e covarianza; i parametri si stimano di norma con l'algoritmo Expectation-Maximization. Serve per il clustering morbido, in cui ogni punto ha una probabilità di appartenere a ciascun gruppo anziché un'assegnazione netta.
  • Gaussian Process

    Modello probabilistico non parametrico che definisce una distribuzione sulle funzioni, fornendo predizioni accompagnate da una misura di incertezza. È usato per regressione su pochi dati e come modello surrogato nell’ottimizzazione bayesiana.
  • Generalizzazione

    Capacità di un modello di mantenere buone prestazioni su dati nuovi, non visti in addestramento. È l'obiettivo centrale del machine learning e dipende dall'equilibrio tra bias e varianza: un modello troppo semplice va in underfitting, uno troppo complesso in overfitting, memorizzando il rumore del training set.
  • Gini Impurity

    Misura del grado di disomogeneità delle classi in un nodo di un albero decisionale: è nulla quando il nodo è puro e cresce col mescolarsi delle classi. Gli algoritmi la minimizzano scegliendo le suddivisioni che rendono i nodi figli più omogenei.
  • Gradient Boosting

    Tecnica d’insieme che costruisce modelli in sequenza, ognuno addestrato a correggere gli errori residui del precedente seguendo il gradiente della funzione di perdita. Produce previsioni molto accurate.
  • Gradient Descent

    Algoritmo iterativo di ottimizzazione che minimizza una funzione di costo aggiornando i parametri nella direzione opposta al suo gradiente. È il metodo fondamentale per addestrare molti modelli, incluse le reti neurali.
  • Gradiente accelerato di Nesterov (NAG)

    Variante del metodo del momento che calcola il gradiente in un punto anticipato, ottenuto proiettando in avanti i parametri secondo la velocità accumulata; ne migliora la stabilità e la velocità di convergenza.
  • Ground Truth

    Il valore reale e corretto associato a un esempio, usato come riferimento per addestrare un modello e misurarne le previsioni. Rappresenta la verità di riferimento e la sua qualità determina il limite massimo delle prestazioni ottenibili.
  • H

  • Hidden Layer

    Strato intermedio di una rete neurale, collocato tra ingresso e uscita, i cui valori non sono osservati direttamente. È dove il modello combina le feature e costruisce rappresentazioni via via più astratte; la profondità della rete dipende dal numero di questi strati.
  • Hidden Markov Model (HMM)

    Modello probabilistico per sequenze in cui un processo a stati nascosti, che evolve secondo una catena di Markov, genera osservazioni visibili. È stato a lungo centrale in riconoscimento vocale e analisi di sequenze biologiche e testuali.
  • Hinge Loss

    Funzione di perdita usata soprattutto dalle Support Vector Machine, che penalizza le predizioni non solo errate ma anche corrette con margine insufficiente. Spinge il modello a separare le classi con il massimo margine possibile, restando a zero solo oltre una certa soglia di confidenza.
  • Holdout Set

    Porzione di dati tenuta da parte e mai usata durante l'addestramento, riservata alla valutazione finale del modello. Fornisce una stima imparziale delle prestazioni su dati nuovi, ma con un solo campione è più soggetta a variabilità rispetto alla cross-validation.
  • Huber Loss

    Funzione di perdita che si comporta come l'errore quadratico per residui piccoli e come l'errore assoluto per quelli grandi. Combina sensibilità e robustezza, riducendo l'influenza eccessiva degli outlier tipica dello scarto quadratico puro.
  • Hyperband

    Algoritmo di ottimizzazione degli iperparametri che estende il dimezzamento successivo provando diversi compromessi tra numero di configurazioni e risorse assegnate, per allocare in modo efficiente il budget di calcolo.
  • Hyperparameter

    Parametro di configurazione impostato prima dell'addestramento, come il learning rate, il numero di strati o la forza di regolarizzazione. Non viene appreso dai dati ma scelto dal progettista, di solito tramite ricerca e validazione.
  • Hyperparameter Tuning

    Ricerca della combinazione di iperparametri che massimizza le prestazioni di un modello, valutate su dati di validazione. Si realizza con strategie come grid search, random search o metodi bayesiani, ed è un passaggio cruciale per ottenere risultati competitivi.
  • I

  • Imbalanced Dataset

    Dataset in cui una classe è molto più frequente delle altre. Rende ingannevole l'accuratezza, perché un modello può ottenere punteggi alti prevedendo sempre la classe maggioritaria, e richiede tecniche dedicate come ricampionamento o metriche mirate.
  • Implicit Feedback

    Segnali indiretti sulle preferenze degli utenti, come clic, tempo di permanenza o acquisti, in assenza di valutazioni esplicite. È abbondante ma ambiguo, poiché un'interazione non indica necessariamente gradimento.
  • Imputazione

    Processo di sostituzione dei valori mancanti con stime plausibili, come media, mediana o valori predetti da un modello. Consente di usare algoritmi che non tollerano dati assenti, con il rischio di introdurre distorsioni se fatta male.
  • Indice di Jaccard

    Metrica di similarità pari alla dimensione dell'intersezione divisa per quella dell'unione tra insieme di etichette previste e reali; varia da 0 a 1 ed è usata soprattutto nella classificazione multi-etichetta.
  • Inductive Bias

    Insieme di assunzioni che un modello adotta per generalizzare a dati non visti, andando oltre le sole osservazioni di addestramento. Senza queste ipotesi l'apprendimento sarebbe impossibile; esse determinano quali soluzioni il modello preferisce.
  • Inference

    Fase in cui un modello già addestrato produce previsioni su nuovi dati, distinta dalla fase di addestramento. È l'uso pratico del modello in produzione, dove contano soprattutto la latenza e il costo computazionale delle predizioni.
  • Information Gain

    Riduzione dell'entropia ottenuta suddividendo i dati secondo una feature; misura quanto quella variabile aiuta a separare le classi. Gli alberi decisionali scelgono a ogni passo la suddivisione che massimizza il guadagno informativo.
  • Isolation Forest

    Algoritmo non supervisionato per il rilevamento di anomalie che isola i punti con partizionamenti casuali dello spazio. Gli outlier, essendo pochi e diversi, richiedono meno tagli per essere separati e ricevono così un punteggio di anomalia più alto.
  • Isotonic Regression

    Tecnica di calibrazione non parametrica che apprende una funzione monotona per mappare i punteggi di un modello in probabilità. Più flessibile del Platt scaling, richiede però più dati per non sovradattarsi.
  • K

  • K-Fold Cross-Validation

    Tecnica di validazione che divide i dati in K parti uguali, usando a turno una parte per la verifica e le restanti per l'addestramento. La stima finale è la media dei K cicli, riducendo la dipendenza da una singola suddivisione dei dati.
  • K-Means

    Algoritmo di clustering che partiziona i dati in K gruppi, assegnando ogni punto al centroide più vicino e ricalcolando iterativamente i centroidi. Richiede di fissare K in anticipo e converge a un minimo locale, sensibile all'inizializzazione.
  • k-medoidi (k-medoids)

    Algoritmo di clustering per partizione simile a k-means, ma che usa come centro di ogni cluster un punto reale dei dati (medoide) anziché la media. È più robusto agli outlier e utilizzabile con metriche di distanza arbitrarie.
  • K-Nearest Neighbors (KNN)

    Algoritmo che classifica o predice un esempio in base ai suoi K vicini più prossimi nello spazio delle feature. Non ha una vera fase di addestramento, ma il costo di predizione e la sensibilità alla scala e alla dimensionalità crescono con i dati.
  • Kernel Trick

    Espediente che consente ad algoritmi come le SVM di operare in uno spazio di caratteristiche ad alta dimensione senza calcolarne esplicitamente le coordinate, usando solo prodotti scalari tramite una funzione kernel. Rende trattabili separazioni non lineari.
  • L

  • L-BFGS

    Metodo quasi-Newton a memoria limitata che approssima l'inversa dell'hessiana conservando solo gli ultimi aggiornamenti di parametri e gradiente; è efficiente in memoria ed è un solutore comune per la regressione logistica.
  • Label

    La risposta corretta associata a un esempio nei dati supervisionati, ciò che il modello impara a prevedere. Può essere una classe nella classificazione o un valore numerico nella regressione, e la sua qualità è determinante per l'apprendimento.
  • Label Encoding

    Conversione di categorie in numeri interi, una etichetta per valore distinto. È semplice e compatta, ma introduce un ordine numerico inesistente tra le categorie, per cui su variabili nominali si preferisce spesso il one-hot encoding.
  • Label Noise

    Presenza di etichette errate nei dati di addestramento, dovute a errori di annotazione o ambiguità. Degrada le prestazioni e può portare il modello a memorizzare errori; esistono metodi di apprendimento robusti pensati per attenuarne l'effetto.
  • Label Propagation

    Algoritmo semi-supervisionato che diffonde le etichette note ai punti vicini lungo un grafo di similarità fra esempi. Sfrutta l'ipotesi che dati simili condividano l'etichetta, propagandola dalle poche istanze annotate a quelle non etichettate.
  • Lasso Regression

    Regressione lineare con penalità L1 sui coefficienti, che tende ad azzerare i pesi delle variabili meno utili. Esegue così una selezione automatica delle feature, producendo modelli sparsi e più interpretabili rispetto alla regressione ordinaria.
  • Learning Curve

    Grafico che mostra come l'errore su training e validation set evolve al crescere dei dati o delle epoche di addestramento. Serve a diagnosticare overfitting (ampio divario fra le due curve) o underfitting (errore alto e vicino su entrambe), guidando la scelta se raccogliere più dati o aumentare la capacità del modello.
  • Learning Rate

    Iperparametro che regola l'ampiezza dell'aggiornamento dei pesi a ogni passo della discesa del gradiente. Se troppo alto l'addestramento oscilla o diverge, se troppo basso converge molto lentamente: è uno dei parametri più critici da tarare.
  • Learning Rate Scheduling

    Strategia che fa variare il learning rate durante l'addestramento anziché tenerlo fisso, tipicamente riducendolo nel tempo o con cicli. Aiuta a convergere più rapidamente all'inizio e a rifinire con precisione i pesi nelle fasi finali.
  • Learning to Rank

    Famiglia di tecniche di apprendimento supervisionato che addestrano un modello a ordinare un insieme di elementi per rilevanza, anziché a classificarli o predirne un valore. È alla base di motori di ricerca e sistemi di raccomandazione, dove conta l'ordine dei risultati.
  • Leave-One-Out Cross-Validation

    Caso estremo di cross-validation in cui ogni singolo esempio a turno funge da set di test mentre tutti gli altri addestrano il modello. Offre una stima quasi non distorta dell'errore ma è molto costosa su dataset grandi.
  • Lift

    Misura di quanto un modello migliori la selezione di casi positivi rispetto a una scelta casuale, all'interno di un dato sottoinsieme ordinato per punteggio. È molto usata in marketing per valutare campagne e segmentazioni.
  • LightGBM

    Libreria di gradient boosting su alberi decisionali che usa il binning a istogramma delle caratteristiche e la crescita foglia per foglia (leaf-wise). Offre addestramento veloce e basso consumo di memoria su grandi dataset.
  • Linear Discriminant Analysis (LDA)

    Tecnica supervisionata che cerca le combinazioni lineari di variabili che separano al meglio le classi, massimizzando la varianza tra classi rispetto a quella interna. È usata sia per la riduzione della dimensionalità sia come classificatore.
  • Locally Linear Embedding (LLE)

    Metodo di apprendimento di varietà (manifold) che riduce la dimensionalità preservando le relazioni lineari locali: ogni punto è ricostruito come combinazione dei propri vicini e si cerca una proiezione a bassa dimensione che ne mantenga i pesi.
  • Log Loss

    Metrica che valuta previsioni probabilistiche penalizzando gli errori tanto più quanto sono espressi con alta confidenza. Coincide con l'entropia incrociata e premia i modelli ben calibrati; è minima quando le probabilità stimate coincidono con quelle reali.
  • Loss Function

    Funzione che quantifica quanto le previsioni di un modello si discostano dai valori reali su un esempio o sull'intero dataset. L'addestramento consiste nel minimizzarla; la sua scelta dipende dal compito, ad esempio l'errore quadratico per la regressione.
  • M

  • Macro e Micro Averaging

    Due modi di aggregare una metrica su più classi: la media macro tratta ogni classe con lo stesso peso, la media micro pesa in base al numero di esempi. La scelta cambia il giudizio in presenza di classi sbilanciate.
  • Margine

    Distanza fra il confine di decisione e gli esempi più vicini di ciascuna classe. Massimizzare il margine, come fanno le SVM, tende a produrre classificatori con migliore capacità di generalizzazione e maggiore robustezza al rumore.
  • Matrix Factorization

    Tecnica che scompone la matrice utenti-item in fattori latenti a bassa dimensione, rivelando dimensioni nascoste di preferenza. È stata un pilastro dei sistemi di raccomandazione, capace di prevedere valutazioni mancanti.
  • Matthews Correlation Coefficient (MCC)

    Coefficiente che riassume in un solo valore la qualità di una classificazione binaria tenendo conto di tutte le celle della matrice di confusione. È particolarmente affidabile con classi sbilanciate, dove l'accuratezza risulta ingannevole.
  • Mean Absolute Error (MAE)

    Media dei valori assoluti degli scarti tra previsioni e valori reali. Esprime l'errore nell'unità di misura della variabile ed è più robusta agli outlier rispetto all'errore quadratico, perché non ne amplifica gli scarti grandi.
  • Mean shift

    Algoritmo di clustering non parametrico che sposta iterativamente ogni punto verso la media dei campioni contenuti in una finestra (bandwidth), convergendo ai modi della densità stimata. Non richiede di specificare a priori il numero di cluster.
  • Mean Squared Error (MSE)

    Media dei quadrati degli scarti tra previsioni e valori reali. Elevando al quadrato penalizza fortemente gli errori grandi ed è sensibile agli outlier; la sua radice, RMSE, riporta l'errore nell'unità di misura originale della variabile.
  • Metodi filtro, wrapper ed embedded

    Le tre famiglie di selezione delle feature: i metodi filtro le valutano con criteri statistici indipendenti dal modello, i wrapper provano sottoinsiemi addestrando un modello, gli embedded selezionano durante l'addestramento come nel Lasso.
  • Metodo del gomito (elbow method)

    Euristica per scegliere il numero di cluster k: si traccia una metrica di errore (tipicamente l'inerzia) al variare di k e si individua il valore in corrispondenza del quale la curva forma un gomito, oltre cui i miglioramenti diventano marginali.
  • Metodo di Newton

    Metodo di ottimizzazione del secondo ordine che aggiorna i parametri usando l'inversa della matrice hessiana oltre al gradiente; converge in pochi passi ma è costoso perché richiede il calcolo e l'inversione dell'hessiana.
  • Min-Max Scaling

    Normalizzazione che riscala i valori di una feature in un intervallo fisso, tipicamente fra 0 e 1. Preserva la forma della distribuzione ma è sensibile agli outlier, che possono comprimere il resto dei dati.
  • Mini-Batch Gradient Descent

    Variante della discesa del gradiente che aggiorna i pesi su piccoli gruppi di esempi anziché su uno solo o sull'intero dataset. Unisce la stabilità del metodo batch alla velocità di quello stocastico ed è lo standard nell'addestramento delle reti.
  • Minimi quadrati ordinari (OLS)

    Metodo di stima dei parametri di un modello di regressione lineare che minimizza la somma dei quadrati dei residui, ossia delle differenze tra valori osservati e valori predetti dal modello. Sotto le ipotesi di Gauss-Markov fornisce gli stimatori lineari non distorti a varianza minima.
  • Missing Data

    Valori assenti in un dataset, dovuti a errori di raccolta o mancate risposte. Molti algoritmi non li tollerano, per cui vanno gestiti rimuovendo righe o colonne oppure stimandoli tramite imputazione; il meccanismo che li genera influenza la strategia migliore.
  • Model Capacity

    Misura di quanto un modello è in grado di rappresentare relazioni complesse, legata al numero di parametri e alla ricchezza della famiglia di funzioni. Troppa capacità favorisce l'overfitting, troppo poca l'underfitting: va bilanciata con i dati disponibili.
  • Model Deployment

    Messa in produzione di un modello addestrato perché fornisca previsioni a utenti o sistemi reali, tramite API, servizio o batch. Trasforma un esperimento in un servizio utilizzabile e monitorabile.
  • Model Drift

    Calo di prestazioni di un modello nel tempo perché i dati reali si allontanano da quelli di addestramento (data o concept drift). Richiede monitoraggio e riaddestramento periodico.
  • Model Registry

    Sistema centralizzato che cataloga i modelli addestrati con versioni, metriche, metadati e stato del ciclo di vita. Garantisce tracciabilità e riproducibilità, facilitando promozione, rollback e governance dei modelli in produzione.
  • Modello

    Rappresentazione appresa dai dati durante l'addestramento: la funzione con i suoi parametri che, dato un input, produce previsioni o classificazioni. È il risultato prodotto dall'algoritmo di apprendimento, non l'algoritmo stesso.
  • Momentum

    Tecnica che accelera il gradient descent accumulando la direzione dei passi precedenti in una media mobile. Riduce le oscillazioni e aiuta a superare piccoli avvallamenti della funzione di costo.
  • Multi-Label Classification

    Problema di classificazione in cui a ogni esempio possono essere associate contemporaneamente più etichette, non mutuamente esclusive. Si distingue dalla classificazione multi-classe, dove si sceglie una sola categoria, e richiede metriche e strategie di addestramento dedicate.
  • Multicollinearità

    Situazione in cui due o più variabili predittive di un modello sono fortemente correlate fra loro. Rende instabili e difficili da interpretare i coefficienti stimati, pur non danneggiando necessariamente la capacità predittiva complessiva.
  • Multilayer Perceptron (MLP)

    Rete neurale feed-forward con uno o più strati nascosti tra ingresso e uscita e funzioni di attivazione non lineari. Può approssimare relazioni complesse e non lineari fra input e output.
  • N

  • Nadam

    Ottimizzatore che combina Adam con il momento di Nesterov: applica la correzione anticipata del gradiente al metodo a momenti adattivi, spesso accelerando la convergenza rispetto ad Adam.
  • Naive Bayes

    Classificatore probabilistico basato sul teorema di Bayes che assume l'indipendenza condizionata delle caratteristiche data la classe. Veloce ed efficace, in particolare nella classificazione di testi.
  • NDCG

    Metrica di valutazione per problemi di ranking che premia il collocare gli elementi più rilevanti in cima alla lista, scontando la rilevanza in base alla posizione. Normalizzata rispetto all'ordinamento ideale, restituisce un valore fra 0 e 1.
  • Nested Cross-Validation

    Schema di validazione con due cicli annidati: quello interno seleziona gli iperparametri, quello esterno stima le prestazioni del modello così ottimizzato. Fornisce una valutazione meno ottimistica rispetto alla cross-validation semplice, perché la scelta degli iperparametri non contamina la stima finale dell'errore.
  • Neurone artificiale

    Unità di calcolo di base di una rete neurale: combina gli ingressi moltiplicati per pesi, somma un termine di bias e applica una funzione di attivazione non lineare per produrre l'uscita. Ispirato in modo lontano al neurone biologico, è il mattone elementare delle reti profonde.
  • No Free Lunch Theorem

    Principio per cui, mediando su tutti i problemi possibili, nessun algoritmo di apprendimento è superiore agli altri. La scelta va calibrata sul compito specifico e sulle sue assunzioni.
  • Normalizzazione

    Riscalatura dei valori di una variabile in un intervallo fisso, tipicamente tra 0 e 1. Uniforma le scale delle feature prima dell'addestramento, evitando che quelle con range ampio dominino.
  • O

  • One-Hot Encoding

    Rappresentazione di una variabile categorica con colonne binarie, una per ciascun valore possibile, dove solo la colonna corrispondente vale 1. Evita di introdurre falsi ordinamenti tra le categorie.
  • One-vs-Rest (OvR)

    Strategia che affronta la classificazione multi-classe addestrando un classificatore binario per ogni classe contro tutte le altre. In predizione si sceglie la classe con il punteggio più alto; è semplice ma può soffrire di sbilanciamento fra i sottoproblemi.
  • Online Learning

    Modalità in cui il modello si aggiorna in modo incrementale man mano che arrivano nuovi dati, uno o pochi alla volta, senza rivedere l'intero dataset. Adatto a flussi continui e contesti che cambiano.
  • OPTICS

    Algoritmo di clustering basato sulla densità che, come DBSCAN, non richiede il numero di cluster ma produce un ordinamento dei punti che rappresenta la struttura di densità a più livelli, permettendo di estrarre cluster con densità differenti.
  • Ordinal Encoding

    Codifica che assegna alle categorie numeri interi secondo un ordine. È appropriata solo quando esiste una gerarchia naturale fra i valori, altrimenti introduce relazioni d'ordine inesistenti che possono fuorviare il modello.
  • Ordinal Regression

    Tecnica per predire una variabile categorica le cui classi hanno un ordine naturale ma non una distanza numerica definita, come i livelli di un giudizio da 1 a 5. Sta a metà fra classificazione e regressione, sfruttando l'ordinamento delle categorie senza trattarle come numeri.
  • Out-of-Bag Error

    Stima dell'errore di un modello a foreste casuali calcolata usando, per ogni albero, i soli campioni non estratti nel suo campione bootstrap. Fornisce una valutazione delle prestazioni quasi gratuita, senza bisogno di un set di validazione separato.
  • Out-of-Distribution (OOD)

    Condizione in cui un dato in ingresso proviene da una distribuzione diversa da quella vista durante l'addestramento. Un modello tende a produrre predizioni inaffidabili ma spesso troppo sicure sui campioni OOD, per questo il loro rilevamento è cruciale per la robustezza e la sicurezza dei sistemi ML.
  • Outlier

    Osservazione molto distante dalle altre, dovuta a errori di misura o a casi genuinamente rari. Se non individuata può distorcere statistiche, addestramento e metriche del modello; si rileva con metodi statistici o basati sulla distanza e si gestisce rimuovendola, correggendola o adottando modelli robusti.
  • Overfitting

    Adattamento eccessivo del modello ai dati di addestramento, di cui memorizza anche il rumore e i dettagli casuali invece delle regolarita generali. Ne risulta un'ottima accuratezza sul training ma una scarsa capacità di generalizzare a dati nuovi; si contrasta con regolarizzazione, più dati o modelli meno complessi.
  • Oversampling

    Aumento del numero di esempi della classe minoritaria, per duplicazione o generazione sintetica (es. SMOTE), per riequilibrare un dataset sbilanciato. Aiuta il modello a non ignorare i casi rari.
  • P

  • Partial Dependence Plot

    Grafico che mostra l'effetto marginale di una o due feature sulla predizione del modello, mediando l'influenza di tutte le altre. Serve a capire la direzione e la forma della relazione appresa fra una variabile e l'output, oltre il semplice valore di importanza.
  • Perceptron

    Il modello di neurone artificiale più semplice, proposto da Frank Rosenblatt nel 1958: calcola una somma pesata degli ingressi seguita da una funzione a soglia che restituisce una decisione binaria. Dotato di una regola di apprendimento supervisionato, è il mattone storico delle reti neurali.
  • Perdita di Hamming (Hamming loss)

    Metrica per la classificazione, in particolare multi-etichetta, pari alla frazione media di etichette predette in modo errato; vale 0 con predizione perfetta ed è più tollerante della perdita zero-uno.
  • Platt Scaling

    Metodo di calibrazione che trasforma i punteggi grezzi di un classificatore in probabilità adattandovi una funzione logistica (sigmoide). È usato tipicamente con le SVM per ottenere output probabilistici affidabili anziché semplici segni di decisione.
  • Polynomial Features

    Nuove variabili ottenute elevando a potenza o moltiplicando fra loro le feature originali, per permettere a modelli lineari di cogliere relazioni non lineari. Aumentano l'espressività ma anche il rischio di overfitting e il numero di dimensioni.
  • Posterior Probability

    Probabilità di un'ipotesi dopo aver osservato i dati, ottenuta dal teorema di Bayes combinando probabilità a priori e verosimiglianza. Aggiorna una stima iniziale alla luce delle evidenze.
  • Precision

    Metrica di classificazione che misura, tra gli esempi predetti come positivi, la frazione realmente positiva: veri positivi diviso la somma di veri e falsi positivi. Indica quanto è affidabile una previsione positiva e si valuta insieme al recall, spesso combinandoli nella F1-score.
  • Precision at K

    Metrica di ranking che misura la frazione di elementi rilevanti fra i primi K risultati proposti. È usata quando all'utente interessa solo la parte alta della lista, come nei motori di ricerca e nei sistemi di raccomandazione.
  • Precision-Recall Curve

    Grafico che mostra la relazione tra precision e recall al variare della soglia di decisione di un classificatore; l'area sottesa ne sintetizza le prestazioni. E più informativo della curva ROC quando le classi sono fortemente sbilanciate, perché non viene gonfiato dal gran numero di veri negativi.
  • Predizione strutturata (Structured Prediction)

    Compito supervisionato in cui l'output non è un singolo valore ma un oggetto strutturato con parti interdipendenti, come una sequenza, un albero o un grafo; esempi tipici sono l'etichettatura di sequenze e il parsing sintattico.
  • Previsione di serie temporali (Time Series Forecasting)

    Compito che stima i valori futuri di una grandezza a partire dalle sue osservazioni passate ordinate nel tempo, sfruttando componenti come trend e stagionalità; applicato a domanda, prezzi, consumi energetici e meteo.
  • Principal Component Analysis (PCA)

    Tecnica di riduzione della dimensionalità che proietta i dati su nuove variabili ortogonali (componenti principali) ordinate per varianza spiegata, conservando la maggior variabilità possibile in poche dimensioni.
  • Propagazione dell'affinità (Affinity Propagation)

    Algoritmo di clustering che individua un insieme di esemplari rappresentativi scambiando messaggi di responsabilità e disponibilità tra i punti. Determina automaticamente il numero di cluster, ma ha complessità quadratica nel numero di campioni.
  • Pseudo-Labeling

    Metodo semi-supervisionato in cui un modello addestrato sui dati etichettati assegna etichette provvisorie ai dati non etichettati, che vengono poi riusati per riaddestrarlo. Sfrutta grandi quantità di dati non annotati, con il rischio di rinforzare i propri errori se le pseudo-etichette sono sbagliate.
  • Q

  • Quantile Regression

    Tecnica di regressione che stima quantili condizionati della variabile obiettivo, ad esempio la mediana, anziché la sola media. Fornisce un quadro più completo della distribuzione ed è robusta agli outlier.
  • R

  • R-squared (R²)

    Indice che misura la quota di variabilità della variabile obiettivo spiegata da un modello di regressione. Vale 1 per un adattamento perfetto e 0 per un modello equivalente alla media; può essere negativo per modelli peggiori.
  • Radial Basis Function (RBF)

    Funzione kernel il cui valore dipende dalla distanza fra due punti, molto usata nelle SVM per creare confini di decisione flessibili e non lineari. Un iperparametro (gamma) ne regola l'ampiezza, controllando quanto localmente il modello reagisce ai dati.
  • Radice dell'errore quadratico medio (RMSE)

    Metrica di errore per la regressione pari alla radice quadrata dell'errore quadratico medio; esprime lo scarto tipico tra valori previsti e osservati nella stessa unità di misura del target e penalizza più fortemente gli errori grandi.
  • Random Forest

    Insieme di molti alberi decisionali, addestrati su campioni bootstrap e sottoinsiemi casuali di feature, le cui previsioni vengono aggregate per voto o media. Più robusto e accurato di un singolo albero e meno soggetto a overfitting.
  • Recall

    Metrica di valutazione che, tra gli esempi realmente positivi, indica la frazione individuata dal modello, cioè i veri positivi sul totale dei positivi reali. Misura la capacità di non lasciarsi sfuggire i casi rilevanti ed è complementare alla precisione nel giudizio su un classificatore.
  • Recall at K

    Metrica che indica quanti degli elementi rilevanti totali compaiono fra i primi K risultati. Complementare alla precision a K, valuta la capacità del sistema di recuperare gli item importanti in una lista di lunghezza limitata.
  • Recommendation System

    Sistema che suggerisce contenuti o prodotti in base a preferenze e comportamenti degli utenti, tipicamente con approcci di filtraggio collaborativo o basato sul contenuto. Alla base di piattaforme di streaming ed e-commerce.
  • Regole di associazione

    Tecnica di data mining non supervisionata che individua relazioni frequenti del tipo se-allora tra insiemi di elementi (itemset) nei dati. Le regole si valutano con misure come supporto, confidenza e lift; tipico esempio è l'analisi del carrello.
  • Regressione

    Categoria di problemi di apprendimento supervisionato in cui il modello predice una variabile numerica continua a partire dalle feature di ingresso, minimizzando una perdita come l'errore quadratico medio. Un esempio classico è la regressione lineare; si distingue dalla classificazione, che predice categorie.
  • Regressione a vettori di supporto (SVR)

    Estensione delle macchine a vettori di supporto ai problemi di regressione: cerca una funzione che si discosti dai valori osservati al più di una tolleranza epsilon, penalizzando solo gli errori oltre tale margine e usando il trucco del kernel per relazioni non lineari.
  • Regressione di Poisson

    Modello lineare generalizzato per variabili di conteggio in cui la risposta segue una distribuzione di Poisson e il logaritmo del valore atteso è funzione lineare dei predittori. Si usa quando l'esito è un numero di eventi non negativo.
  • Regressione lineare

    Algoritmo che modella la relazione tra variabili come combinazione lineare delle feature, stimando la retta (o iperpiano) che meglio approssima i dati. Predice valori continui in modo semplice e interpretabile.
  • Regressione logistica

    Algoritmo di classificazione che stima, tramite la funzione logistica, la probabilità che un esempio appartenga a una classe. Nonostante il nome, serve a separare categorie, non a predire valori continui.
  • Regularizzazione

    Insieme di tecniche che limitano la complessità di un modello per prevenire l'overfitting e migliorare la generalizzazione. Di solito si aggiunge alla funzione di costo una penalita sui pesi: la norma L2 (ridge) li riduce, la L1 (lasso) ne azzera alcuni. Rientrano anche dropout ed early stopping.
  • ReLU

    Funzione di attivazione definita come max(0, x): lascia invariati i valori positivi e azzera i negativi. Semplice ed efficiente, con derivata unitaria nella zona positiva attenua il problema dei gradienti che svaniscono; può però soffrire del 'dying ReLU', con neuroni bloccati a zero che smettono di apprendere.
  • Rete Neurale

    Modello di apprendimento ispirato ai neuroni biologici, formato da strati di nodi connessi tramite pesi. Ogni nodo somma gli ingressi pesati e applica una funzione di attivazione non lineare; l'addestramento aggiorna i pesi tramite backpropagation e discesa del gradiente per minimizzare una funzione di perdita. Alla base del deep learning per visione e linguaggio.
  • Reti bayesiane

    Modelli grafici probabilistici in cui un grafo aciclico diretto rappresenta le dipendenze condizionali tra variabili casuali. Ogni nodo porta una distribuzione condizionata ai genitori e permette di calcolare in modo efficiente probabilità e inferenze.
  • Ridge Regression

    Regressione lineare che aggiunge alla perdita una penalita proporzionale alla norma L2 dei coefficienti, proposta da Hoerl e Kennard (1970) e caso della regolarizzazione di Tikhonov. Il parametro lambda restringe i pesi verso zero senza annullarli, riducendo varianza e overfitting; utile con predittori correlati.
  • Rilevamento di novità (Novelty Detection)

    Individuazione di osservazioni che si discostano dai dati normali, addestrando il modello su un insieme non contaminato da anomalie; a differenza del rilevamento di outlier, è considerato rilevamento di anomalie semi-supervisionato.
  • RMSprop

    Ottimizzatore che adatta il learning rate dividendo il gradiente per la radice della media mobile dei suoi quadrati. Stabilizza l’addestramento normalizzando gli aggiornamenti su gradienti irregolari.
  • Robust Scaling

    Ridimensionamento delle feature basato su mediana e scarto interquartile anziché su media e deviazione standard. Essendo insensibile ai valori estremi, è preferibile quando i dati contengono outlier marcati.
  • ROC Curve

    Curva che traccia il tasso di veri positivi (recall) contro il tasso di falsi positivi al variare della soglia di decisione di un classificatore. L'area sotto la curva (AUC) ne misura la capacità discriminante, da 0,5 (casuale) a 1 (perfetta), e aiuta a scegliere il punto di lavoro.
  • S

  • Saddle Point

    In ottimizzazione, punto in cui il gradiente è nullo ma che non è né minimo né massimo locale: lungo alcune direzioni la funzione cresce, lungo altre decresce. Nelle reti neurali profonde questi punti sono più frequenti dei minimi locali e possono rallentare la discesa del gradiente.
  • Sampling Bias

    Distorsione che nasce quando il campione raccolto non rappresenta fedelmente la popolazione di interesse. Un modello addestrato su dati non rappresentativi generalizza male, riproducendo le lacune della raccolta.
  • Scaling multidimensionale (MDS)

    Famiglia di tecniche di riduzione dimensionale che collocano i dati in uno spazio a bassa dimensione preservando il più possibile le distanze o dissimilarità a coppie tra i punti originari. È usata soprattutto per la visualizzazione dei dati.
  • Selection Bias

    Errore sistematico dovuto al modo in cui gli esempi vengono selezionati per l'analisi, che li rende non casuali rispetto al fenomeno studiato. Può portare a conclusioni valide solo per il sottoinsieme osservato e non per la realtà completa.
  • Selezione univariata delle feature

    Metodo di selezione che valuta ogni feature singolarmente con un test statistico rispetto al target e conserva le migliori, ad esempio con SelectKBest o SelectPercentile; funge da rapido passo di pre-elaborazione.
  • Shadow Deployment

    Rilascio in cui un nuovo modello riceve il traffico reale in parallelo a quello in produzione senza però influenzare le decisioni. Consente di validarne il comportamento su dati veri prima di affidargli le risposte effettive.
  • SHAP

    SHAP (SHapley Additive exPlanations), introdotto da Lundberg e Lee nel 2017, e un metodo di interpretabilita basato sui valori di Shapley della teoria dei giochi: attribuisce a ciascuna feature un contributo additivo alla singola previsione. Spiega in modo coerente anche modelli complessi come ensemble e reti neurali.
  • Sigmoid

    Funzione di attivazione logistica, definita come 1/(1+e^-x), che comprime ogni valore reale nell'intervallo tra 0 e 1. È usata per stimare probabilità, ad esempio nell'output della regressione logistica. Soffre del gradiente evanescente: agli estremi la derivata tende a zero, rallentando l'addestramento.
  • Silhouette Score

    Metrica di validazione del clustering, proposta da Rousseeuw nel 1987, che per ogni punto confronta la distanza media dai membri del proprio cluster con quella dal cluster più vicino. Assume valori tra -1 e 1: vicino a 1 indica cluster compatti e ben separati. La media aiuta a scegliere il numero di gruppi ottimale.
  • SMOTE

    SMOTE (Synthetic Minority Over-sampling Technique), proposto da Chawla e colleghi nel 2002, riequilibra dataset sbilanciati generando esempi sintetici della classe minoritaria. Per ogni istanza sceglie alcuni dei k vicini più prossimi e crea nuovi punti interpolando lungo il segmento che li unisce.
  • Softmax

    Funzione che trasforma un vettore di valori reali (logit) in una distribuzione di probabilità: esponenzia ciascuna componente e la normalizza dividendo per la somma degli esponenziali, ottenendo valori positivi che sommano a uno. Usata nello strato di uscita dei classificatori multi-classe e nel calcolo dei pesi del meccanismo di attenzione.
  • Soglia di varianza (variance threshold)

    Tecnica di selezione delle feature di tipo filtro che rimuove le variabili la cui varianza è inferiore a una soglia prefissata, eliminando le feature quasi costanti che apportano poca informazione al modello.
  • Specificity

    Proporzione di casi negativi correttamente identificati come tali da un classificatore. Complementare alla sensibilità, è cruciale in contesti come lo screening medico, dove contano sia i falsi positivi sia i falsi negativi.
  • Spurious Correlation

    Correlazione statistica fra due variabili priva di un reale legame causale, spesso dovuta al caso o a un fattore comune nascosto. I modelli possono sfruttarla in addestramento e poi fallire quando quella coincidenza svanisce.
  • Stacking

    Tecnica ensemble che combina modelli eterogenei su due livelli: diversi modelli base producono previsioni che diventano input di un meta-modello, addestrato a fonderle nella stima finale. Per evitare data leakage le previsioni base si generano in cross-validation. Combina punti di forza di approcci diversi.
  • Standardizzazione

    Trasformazione che riscala una variabile sottraendo la media e dividendo per la deviazione standard (z-score), portandola a media zero e varianza uno. E utile per algoritmi sensibili alla scala come SVM, k-means, PCA o la regressione regolarizzata, evitando che le feature con valori ampi prevalgano.
  • Statistica J di Youden

    Indice che riassume la capacità discriminante di un classificatore come sensibilità più specificità meno uno; il suo massimo sulla curva ROC individua la soglia di decisione ottimale ed è indipendente dalla prevalenza.
  • Stima della densità (Density Estimation)

    Compito, tipicamente non supervisionato, che stima la funzione di densità di probabilità che ha generato i dati a partire da un campione; può essere parametrica o non parametrica, come nella stima kernel (KDE).
  • Stochastic Gradient Descent (SGD)

    Variante della discesa del gradiente che aggiorna i pesi stimando il gradiente su un singolo esempio o un piccolo mini-batch anziché sull'intero dataset. Il rumore introdotto aiuta a sfuggire ai minimi locali, riduce il costo per iterazione ed è adatto ad addestrare modelli su grandi moli di dati.
  • Stratified Sampling

    Campionamento che preserva nelle partizioni le stesse proporzioni fra le classi presenti nel dataset completo. È essenziale con classi sbilanciate, perché evita che train o test finiscano privi di una categoria o ne alterino la frequenza.
  • Support Vector Machine (SVM)

    Algoritmo di apprendimento supervisionato, formalizzato da Cortes e Vapnik nel 1995, che separa le classi cercando l'iperpiano a margine massimo tra i punti più vicini (vettori di supporto). Con il kernel trick gestisce confini non lineari proiettando i dati in spazi ad alta dimensione; efficace con molte feature.
  • SVM a una classe (One-Class SVM)

    Variante non supervisionata delle macchine a vettori di supporto per il rilevamento di anomalie: apprende una frontiera che racchiude i dati normali di addestramento e classifica come anomali i punti che ne cadono al di fuori.
  • T

  • t-SNE

    Tecnica non lineare di riduzione dimensionale proposta da van der Maaten e Hinton (2008) per visualizzare dati ad alta dimensione in 2 o 3D. Rappresenta le similarità tra punti come probabilità e minimizza la divergenza di Kullback-Leibler tra spazio originale e mappa, con una t di Student che conserva i cluster.
  • Tanh

    Funzione di attivazione tangente iperbolica che comprime qualsiasi input nell'intervallo tra -1 e 1 con andamento sigmoidale. Essendo centrata sullo zero facilita l'ottimizzazione rispetto alla sigmoide logistica, ma soffre anch'essa del gradiente evanescente per input di grande modulo, saturando agli estremi.
  • Target Encoding

    Tecnica di codifica delle variabili categoriche che sostituisce ogni categoria con una statistica della variabile obiettivo calcolata su quella categoria, tipicamente la media. È potente con categorie ad alta cardinalità, ma va applicata con schemi di regolarizzazione o out-of-fold per evitare data leakage.
  • Tasso di falsi positivi (FPR)

    Proporzione di esempi negativi erroneamente classificati come positivi, pari a FP/(FP+VN); è l'asse orizzontale della curva ROC, complementare alla specificità, e cresce al diminuire della soglia di decisione.
  • Tensore

    Struttura dati che generalizza scalari, vettori e matrici a un numero arbitrario di dimensioni, identificato dal suo rango (numero di assi) e dalla forma. Nel deep learning e il formato con cui reti neurali e framework come TensorFlow e PyTorch rappresentano input, pesi e attivazioni, sfruttando il calcolo su GPU.
  • Train-Test Split

    Suddivisione del dataset in un insieme di addestramento, su cui il modello impara, e uno di test, tenuto separato per stimarne le prestazioni su esempi mai visti. Misura la capacità di generalizzazione ed evidenzia l'overfitting; spesso si aggiunge un insieme di validazione distinto per la scelta degli iperparametri senza contaminare il test finale.
  • Training Set

    Porzione del dataset su cui il modello apprende, regolando i parametri per minimizzare la funzione di perdita sugli esempi osservati. E di norma la parte più consistente dei dati, distinta dal validation set, per la scelta degli iperparametri, e dal test set, per la stima finale su dati mai visti.
  • Transfer Learning

    Tecnica che riusa un modello già addestrato su un compito ricco di dati come punto di partenza per un compito correlato, riadattandone i pesi con il fine-tuning. Sfruttando le rappresentazioni apprese riduce i dati e il tempo necessari; e diffusa in visione (ImageNet) e NLP (BERT, GPT).
  • Transformers

    Architettura di rete neurale introdotta da Vaswani et al. nel 2017 nel lavoro Attention Is All You Need, basata interamente sul meccanismo di self-attention senza ricorrenza né convoluzioni. Elabora le sequenze in parallelo ed è alla base di modelli linguistici come BERT e GPT.
  • Trasformazione di potenza

    Famiglia di trasformazioni, come Box-Cox e Yeo-Johnson, che rende una distribuzione più simile a una gaussiana. Stabilizza la varianza e attenua l'asimmetria, migliorando le prestazioni dei modelli sensibili alla forma dei dati.
  • Tree Pruning

    Potatura di un albero decisionale che rimuove rami poco utili per contenere l'overfitting e migliorare la generalizzazione. Può avvenire fermando la crescita in anticipo o tagliando a posteriori i rami che non riducono l'errore di validazione.
  • U

  • UMAP

    UMAP (Uniform Manifold Approximation and Projection), proposto da McInnes, Healy e Melville nel 2018, e una tecnica di riduzione dimensionale non lineare fondata su geometria riemanniana e topologia algebrica. Serve a visualizzare dati ad alta dimensione, e più veloce di t-SNE e ne preserva meglio la struttura globale.
  • Underfitting

    Situazione in cui un modello è troppo semplice o poco addestrato per cogliere la struttura dei dati, con errore elevato sia sul training set sia sui dati nuovi. Indica bias alto e si contrappone all'overfitting; si mitiga aumentando la capacità del modello, aggiungendo feature o riducendo la regolarizzazione.
  • Undersampling

    Tecnica di bilanciamento per dataset sbilanciati che riduce il numero di esempi della classe maggioritaria, eliminandoli casualmente o con criteri mirati come Tomek links, fino ad avvicinarsi alla numerosità della classe minoritaria. È rapida e alleggerisce l'addestramento, ma rischia di scartare informazione utile.
  • V

  • Validazione

    Verifica delle prestazioni del modello su un insieme di dati non usati per l'addestramento, distinto sia dal training set sia dal test finale. Serve a regolare gli iperparametri e a selezionare il modello migliore stimandone la capacità di generalizzare; tecniche comuni sono l'hold-out e la cross-validation.
  • Vanishing Gradient

    Fenomeno per cui, durante la backpropagation in reti profonde, i gradienti si riducono strato dopo strato fino a diventare quasi nulli, impedendo l'aggiornamento dei pesi dei primi livelli e frenando l'apprendimento. E aggravato da funzioni come la sigmoide e mitigato da ReLU, connessioni residue e normalizzazione.
  • Variance Inflation Factor (VIF)

    Indice che quantifica quanto la varianza del coefficiente di una variabile sia gonfiata dalla sua correlazione con le altre. Valori elevati segnalano multicollinearità e suggeriscono di rimuovere o combinare le variabili ridondanti.
  • Voto di maggioranza (majority voting)

    Tecnica ensemble che combina le previsioni di più classificatori scegliendo la classe più votata (voto hard) oppure mediando le probabilità stimate (voto soft). Migliora robustezza e accuratezza rispetto ai singoli modelli.
  • W

  • Warm Start

    Tecnica in cui l'addestramento di un modello riparte dai parametri di un modello già allenato invece che da un'inizializzazione casuale. Accelera la convergenza ed è utile quando arrivano nuovi dati o si riaddestra frequentemente, riducendo il costo computazionale rispetto a ripartire da zero.
  • Weight Decay

    Tecnica di regolarizzazione che aggiunge alla funzione di perdita una penalità proporzionale alla norma dei pesi, tipicamente L2, spingendoli verso valori piccoli a ogni aggiornamento. Riduce l'overfitting limitando la complessità del modello; nella discesa del gradiente stocastica classica equivale alla regolarizzazione L2 sui parametri.
  • Weight Initialization

    Assegnazione dei valori iniziali dei pesi di una rete neurale prima dell'addestramento. Una scelta adeguata accelera la convergenza e previene scomparsa o esplosione dei gradienti; schemi come Xavier (Glorot) e He calibrano la varianza sul numero di connessioni. Pesi tutti identici impedirebbero l'apprendimento.
  • X

  • XGBoost

    Libreria open source che implementa il gradient boosting su alberi decisionali in modo scalabile ed efficiente. Introdotta da Chen e Guestrin nel 2016, aggiunge regolarizzazione, gestione dei valori mancanti e parallelizzazione, con prestazioni elevate sui dati tabulari e grande popolarita nelle competizioni Kaggle.
  • Z

  • Zero-Shot Learning

    Capacità di un modello di svolgere compiti o classificare istanze mai osservate durante l'addestramento, senza esempi etichettati specifici. Sfrutta conoscenza trasferita, descrizioni testuali o attributi semantici condivisi; nei modelli linguistici equivale a rispondere a un'istruzione senza fornire dimostrazioni.
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