Glossario Machine Learning

Termini chiave del machine learning: algoritmi supervisionati e non supervisionati, reti neurali, training, overfitting e tecniche di feature engineering.

  • A

  • A/B Testing

    Esperimento controllato in cui due varianti, ad esempio due modelli, vengono servite a gruppi di utenti scelti a caso per confrontarne l'effetto su una metrica obiettivo. È il metodo standard per misurare l'impatto reale di un cambiamento.
  • Accuracy

    Percentuale di previsioni corrette sul totale. Semplice ma fuorviante quando le classi sono molto sbilanciate.
  • Active Learning

    Strategia in cui il modello sceglie quali esempi far etichettare, puntando ai più informativi. Ottimizza l’uso del lavoro umano di annotazione.
  • AdaBoost

    Algoritmo di boosting che dà più peso agli esempi sbagliati a ogni passo. Combina modelli deboli in uno forte.
  • Adam Optimizer

    Algoritmo di ottimizzazione che adatta il learning rate per ogni peso combinando momentum e scala dei gradienti. Molto usato di default.
  • ADASYN

    Tecnica di sovracampionamento che genera esempi sintetici della classe minoritaria concentrandosi sulle zone più difficili da apprendere, vicino ai confini di decisione. Affina l'idea di SMOTE adattando la generazione alla densità locale.
  • Adjusted R-squared

    Versione del coefficiente di determinazione che penalizza l'aggiunta di variabili non informative a un modello di regressione. A differenza dell'R² grezzo, non cresce automaticamente inserendo predittori inutili, favorendo modelli più parsimoniosi.
  • Albero decisionale

    Modello che prende decisioni seguendo una serie di domande a cascata sui dati. Intuitivo e leggibile, ma soggetto a overfitting se troppo profondo.
  • Algoritmo

    Procedura di apprendimento. Insieme di regole che guidano l’addestramento del modello.
  • Anomaly Detection

    Individuazione di dati che si discostano dal comportamento normale. Usata per frodi, guasti e intrusioni.
  • Apprendimento auto-supervisionato

    Tecnica in cui il modello genera da solo le etichette dai dati, ad esempio prevedendo parti nascoste dell’input. Sfrutta enormi quantità di dati grezzi.
  • Apprendimento non supervisionato

    Tecnica in cui il modello cerca schemi e raggruppamenti in dati privi di etichette. Trova struttura senza sapere in anticipo la risposta corretta.
  • Apprendimento per rinforzo

    Paradigma in cui un agente impara per tentativi, ricevendo premi o penalità in base alle azioni. Punta a massimizzare la ricompensa nel tempo.
  • Apprendimento semi-supervisionato

    Approccio che combina pochi dati etichettati con molti non etichettati. Riduce il costoso lavoro di etichettatura mantenendo buone prestazioni.
  • Apprendimento supervisionato

    Training con etichette. Metodo in cui i dati sono accompagnati da risposte corrette.
  • AUC

    Area sotto la curva ROC, che riassume in un valore la capacità del modello di distinguere le classi. Più è vicina a 1, meglio è.
  • B

  • Backpropagation

    Ottimizzazione degli errori. Algoritmo che aggiorna i pesi delle reti neurali minimizzando l’errore.
  • Bagging

    Tecnica ensemble che addestra modelli su campioni casuali dei dati e ne media i risultati. Riduce la varianza e l’overfitting.
  • Balanced Accuracy

    Media delle accuratezze ottenute su ciascuna classe, cioè di sensibilità e specificità nel caso binario. Corregge la distorsione dell'accuratezza semplice quando le classi hanno frequenze molto diverse.
  • Baseline Model

    Modello semplice di riferimento con cui confrontare quelli più complessi. Se non lo si batte, la complessità non è giustificata.
  • Batch Normalization

    Tecnica che normalizza le attivazioni interne di una rete durante l’addestramento. Accelera la convergenza e stabilizza il training.
  • Batch Size

    Numero di esempi per iterazione. Quantità di dati processati prima di aggiornare i pesi.
  • Bayesian Optimization

    Tecnica che guida la ricerca degli iperparametri costruendo un modello probabilistico dei risultati. Esplora in modo intelligente, con poche prove.
  • Bias

    Distorsione nei dati o modello. Errore sistematico che altera l’output del modello.
  • Bias-Variance Tradeoff

    Equilibrio tra errori da modello troppo semplice (bias) e troppo sensibile ai dati (varianza). Il punto giusto minimizza l’errore totale.
  • Binning

    Discretizzazione di una variabile continua in intervalli, o bin, trattati poi come categorie. Riduce l'effetto del rumore e degli outlier e può rendere non lineari le relazioni, al costo di una perdita di informazione fine.
  • Boosting

    Tecnica ensemble che costruisce modelli in sequenza, ciascuno focalizzato sugli errori del precedente. Aumenta l’accuratezza riducendo il bias.
  • Bootstrapping

    Tecnica statistica che genera nuovi campioni ricampionando con reinserimento dal dataset originale, per stimare l'incertezza di una misura o addestrare modelli diversi. È il fondamento del bagging e permette di valutare la variabilità di una stima senza assumere una distribuzione teorica.
  • Brier Score

    Metrica che valuta l'accuratezza delle probabilità predette calcolando lo scarto quadratico medio fra la probabilità assegnata e l'esito reale. Premia modelli ben calibrati: valori più bassi indicano previsioni probabilistiche più affidabili.
  • C

  • Calibration

    Quanto le probabilità previste da un modello corrispondono alle frequenze reali. Un modello calibrato dà stime affidabili, non solo ordinate.
  • Champion-Challenger

    Strategia di deployment in cui un nuovo modello sfidante viene messo alla prova contro quello attualmente in produzione, sostituendolo solo se dimostra prestazioni migliori. Permette miglioramenti continui riducendo i rischi.
  • Class Prior

    Probabilità a priori di ciascuna classe, cioè la sua frequenza attesa prima di osservare le feature. Entra nei classificatori bayesiani e va considerata quando la distribuzione delle classi in produzione differisce da quella di addestramento.
  • Classificazione

    Assegnazione di etichette. Tecnica di ML che assegna una categoria a ogni input.
  • Clustering gerarchico

    Tecnica che costruisce una gerarchia di gruppi unendo o dividendo progressivamente i dati. Si visualizza con un dendrogramma.
  • Co-Training

    Metodo semi-supervisionato in cui due modelli, addestrati su viste diverse dei dati, si scambiano le predizioni più sicure sui dati non etichettati per istruirsi a vicenda. Funziona bene quando le due viste sono sufficientemente indipendenti.
  • Cohen’s Kappa

    Indice che misura l'accordo fra due valutatori o fra predizioni e verità, correggendo per l'accordo atteso dal caso. Più informativo dell'accuratezza semplice quando le classi sono sbilanciate, vale 1 in caso di accordo perfetto.
  • Cold Start

    Difficoltà di un sistema di raccomandazione a fare buone previsioni per utenti o item nuovi, privi di storico. Si affronta con informazioni di contenuto, dati demografici o strategie di esplorazione mirata.
  • Collaborative Filtering

    Approccio alla raccomandazione che suggerisce item sfruttando le somiglianze fra i comportamenti degli utenti, secondo il principio che chi ha gusti simili gradirà cose simili. Non richiede di conoscere il contenuto degli item.
  • Concept Drift

    Cambiamento nel tempo della relazione tra input e output che il modello deve prevedere. Rende obsolete le regole apprese in passato.
  • Conditional Random Field (CRF)

    Modello probabilistico discriminativo per l'etichettatura di sequenze che considera le dipendenze fra le etichette vicine. È stato molto usato per compiti come il riconoscimento di entità nominate prima della diffusione delle reti neurali profonde.
  • Confidence Score

    Valore che indica quanto il modello è sicuro di una previsione. Permette di filtrare o rivedere i casi più incerti.
  • Confounding Variable

    Variabile che influenza sia la presunta causa sia l'effetto, creando associazioni fuorvianti fra di essi. Ignorare un fattore confondente porta a scambiare per causale una relazione che in realtà è spuria.
  • Confusion Matrix

    Tabella che confronta le previsioni con le classi reali, mostrando acierti ed errori per categoria. Base per calcolare molte metriche.
  • Content-Based Filtering

    Metodo di raccomandazione che propone item simili, per attributi e contenuto, a quelli già graditi da un utente. A differenza del filtraggio collaborativo, si basa sulle caratteristiche degli oggetti più che sul comportamento della folla.
  • Convergenza

    Momento in cui l’addestramento smette di migliorare in modo significativo e i pesi si stabilizzano. Segnala che il modello ha appreso.
  • Cost Function

    Misura dell’errore complessivo del modello sull’intero set di addestramento. Spesso è la media delle loss sui singoli esempi.
  • Cost-Sensitive Learning

    Approccio che assegna pesi diversi agli errori in base alle loro conseguenze. Utile quando sbagliare una classe costa più di un’altra.
  • Cross-Entropy

    Funzione di perdita usata nella classificazione, che penalizza previsioni sicure ma sbagliate. Confronta distribuzioni di probabilità.
  • Cross-Validation

    Tecnica che valuta il modello su più suddivisioni dei dati per stimarne in modo affidabile le prestazioni. Riduce la dipendenza da un singolo split.
  • Curriculum Learning

    Strategia che presenta al modello esempi in ordine crescente di difficoltà. Imita il modo in cui gli esseri umani imparano, migliorando la convergenza.
  • Curse of Dimensionality

    Insieme di problemi che emergono quando le variabili sono troppe: i dati diventano radi e gli algoritmi perdono efficacia.
  • D

  • Data Augmentation

    Generazione di nuovi esempi trasformando quelli esistenti, ad esempio ruotando immagini. Amplia il dataset e migliora la robustezza.
  • Data Cleaning

    Correzione di errori, valori mancanti e incoerenze nei dati prima dell’addestramento. Dati puliti sono la base di un buon modello.
  • Data Drift

    Cambiamento nel tempo della distribuzione dei dati in ingresso rispetto a quella su cui il modello è stato addestrato. Anche senza che cambi la relazione da apprendere, il drift dei dati degrada le prestazioni in produzione e va monitorato per decidere quando riaddestrare.
  • Data Leakage

    Quando informazioni del futuro o del test filtrano nell’addestramento, gonfiando le prestazioni. Porta a risultati ottimi in prova e deludenti nella realtà.
  • Dataset

    Insieme di dati. Raccolta strutturata di dati usata per addestrare un modello.
  • DBSCAN

    Algoritmo di clustering basato sulla densità dei punti. Trova gruppi di forma irregolare e isola automaticamente il rumore.
  • Decision Boundary

    Superficie che separa le diverse classi nello spazio delle variabili. La sua forma riflette la complessità del modello.
  • Deep Learning

    Rete neurale profonda. Ramo del ML che usa reti neurali con molti strati.
  • Dimensionality Reduction

    Riduzione del numero di variabili conservando l’informazione utile. Semplifica i dati, accelera i modelli e ne migliora la visualizzazione.
  • Dropout

    Disattivazione casuale. Tecnica che disattiva neuroni durante il training per migliorare la generalizzazione.
  • E

  • Early Stopping

    Tecnica che interrompe l’addestramento quando le prestazioni sui dati di validazione smettono di migliorare. Previene l’overfitting.
  • ElasticNet

    Regressione che combina le penalità di Ridge e Lasso. Bilancia riduzione dei pesi e selezione delle variabili.
  • Embedding

    Rappresentazione numerica. Tecnica per convertire dati discreti (es. parole) in vettori numerici.
  • Ensemble Learning

    Approccio che combina più modelli per ottenere previsioni migliori del singolo. Sfrutta la diversità per ridurre gli errori.
  • Epoch

    Ciclo completo di training. Passaggio completo su tutto il dataset durante l’addestramento.
  • Expectation-Maximization (EM)

    Algoritmo iterativo per stimare i parametri di modelli con variabili latenti, alternando un passo di stima delle variabili nascoste e uno di aggiornamento dei parametri. È il metodo classico per addestrare i modelli a miscela gaussiana.
  • Explainability (XAI)

    Capacità di spiegare come e perché un modello arriva a una previsione. Fondamentale per fiducia, controllo e conformità.
  • Exploding Gradient

    Problema opposto: i gradienti crescono a dismisura e destabilizzano l’addestramento. Si contiene limitandone l’ampiezza.
  • F

  • F1 Score

    Media armonica di precision e recall, che le bilancia in un solo numero. Utile quando contano entrambe e le classi sono sbilanciate.
  • Feature

    Caratteristica. Variabile indipendente usata per fare previsioni.
  • Feature Crossing

    Creazione di nuove variabili combinando due o più feature esistenti, per catturare interazioni che i modelli lineari non colgono da soli. Aumenta l'espressività ma va bilanciata contro l'aumento di dimensionalità.
  • Feature Engineering

    Creazione e trasformazione delle variabili di input per aiutare il modello a imparare meglio. Spesso conta più dell’algoritmo scelto.
  • Feature Extraction

    Derivazione di nuove variabili più informative a partire dai dati grezzi. Comprime l’informazione utile in poche caratteristiche.
  • Feature Hashing

    Tecnica che mappa le feature, in particolare categorie ad altissima cardinalità, in un numero fisso di posizioni tramite una funzione di hash. Riduce memoria e dimensionalità a costo di possibili collisioni fra feature diverse.
  • Feature Importance

    Misura di quanto ciascuna variabile in ingresso contribuisce alle predizioni di un modello. Può essere calcolata in vari modi, ad esempio dalla struttura degli alberi o permutando i valori di una feature e osservando il calo di prestazioni. Aiuta interpretazione e selezione delle variabili.
  • Feature Scaling

    Riporto delle variabili su scale confrontabili. Evita che caratteristiche con valori grandi dominino l’apprendimento.
  • Feature Selection

    Scelta del sottoinsieme di variabili più utili, scartando quelle irrilevanti o ridondanti. Riduce rumore, costi e overfitting.
  • Feature Store

    Sistema centralizzato che raccoglie, versiona e distribuisce le feature calcolate, così che gli stessi valori siano disponibili sia in addestramento sia in produzione. Riduce il rischio di train-serving skew, favorisce il riuso delle feature fra progetti e garantisce coerenza temporale nel calcolo delle variabili.
  • Few-Shot Learning

    Capacità di apprendere un nuovo compito con pochissimi esempi. Sfrutta conoscenze acquisite in precedenza per generalizzare in fretta.
  • Forward Propagation

    Passaggio dei dati dall’ingresso all’uscita di una rete per produrre una previsione. Precede il calcolo dell’errore e l’aggiornamento dei pesi.
  • Frequency Encoding

    Tecnica che sostituisce ogni categoria con la sua frequenza di comparsa nel dataset. Utile con variabili ad alta cardinalità, comprime l'informazione in un singolo numero ma può confondere categorie diverse con la stessa frequenza.
  • Fully Connected Layer

    Strato in cui ogni neurone è collegato a tutti quelli dello strato precedente. È la forma più classica di livello di una rete.
  • Funzione di attivazione

    Funzione che introduce non linearità nell’uscita di un neurone. Permette alla rete di apprendere relazioni complesse.
  • G

  • Gaussian Mixture Model

    Modello che descrive i dati come miscela di più distribuzioni gaussiane. Usato per clustering morbido, dove un punto può appartenere a più gruppi.
  • Gaussian Process

    Modello probabilistico non parametrico che definisce una distribuzione sulle funzioni, fornendo predizioni accompagnate da una misura di incertezza. È usato per regressione su pochi dati e come modello surrogato nell'ottimizzazione bayesiana.
  • Generalizzazione

    Capacità di un modello di funzionare bene su dati nuovi, non visti in addestramento. È l’obiettivo ultimo del machine learning.
  • Gini Impurity

    Misura del grado di disomogeneità delle classi in un nodo di un albero decisionale: è nulla quando il nodo è puro e cresce col mescolarsi delle classi. Gli algoritmi la minimizzano scegliendo le suddivisioni che rendono i nodi figli più omogenei.
  • Gradient Boosting

    Tecnica che costruisce modelli in sequenza, ognuno correggendo gli errori del precedente. Produce previsioni molto accurate.
  • Gradient Descent

    Algoritmo di ottimizzazione. Metodo per trovare il minimo di una funzione di errore.
  • Ground Truth

    Il dato reale e corretto usato come riferimento per addestrare e valutare un modello. È la verità con cui si confrontano le previsioni.
  • H

  • Hidden Layer

    Strato intermedio di una rete neurale, tra ingresso e uscita. È dove il modello costruisce rappresentazioni via via più astratte.
  • Hidden Markov Model (HMM)

    Modello probabilistico per sequenze in cui un processo a stati nascosti, che evolve secondo una catena di Markov, genera osservazioni visibili. È stato a lungo centrale in riconoscimento vocale e analisi di sequenze biologiche e testuali.
  • Hinge Loss

    Funzione di perdita usata soprattutto dalle Support Vector Machine, che penalizza le predizioni non solo errate ma anche corrette con margine insufficiente. Spinge il modello a separare le classi con il massimo margine possibile, restando a zero solo oltre una certa soglia di confidenza.
  • Holdout Set

    Porzione di dati tenuta da parte e mai usata in addestramento, riservata alla valutazione finale. Dà una stima imparziale delle prestazioni.
  • Huber Loss

    Funzione di perdita che si comporta come l'errore quadratico per residui piccoli e come l'errore assoluto per quelli grandi. Combina sensibilità e robustezza, riducendo l'influenza eccessiva degli outlier tipica dello scarto quadratico puro.
  • Hyperparameter

    Parametro impostato prima dell’addestramento, come il learning rate o il numero di strati. Non viene appreso dai dati ma scelto dal progettista.
  • Hyperparameter Tuning

    Ricerca della combinazione di iperparametri che dà le prestazioni migliori. Passo cruciale per ottenere un buon modello.
  • I

  • Imbalanced Dataset

    Dataset in cui una classe è molto più frequente delle altre. Rende ingannevole l’accuratezza e richiede tecniche dedicate.
  • Implicit Feedback

    Segnali indiretti sulle preferenze degli utenti, come clic, tempo di permanenza o acquisti, in assenza di valutazioni esplicite. È abbondante ma ambiguo, poiché un'interazione non indica necessariamente gradimento.
  • Imputazione

    Processo di sostituzione dei valori mancanti con stime plausibili, come media, mediana o valori predetti da un modello. Consente di usare algoritmi che non tollerano dati assenti, con il rischio di introdurre distorsioni se fatta male.
  • Inductive Bias

    Insieme di assunzioni che un modello fa per generalizzare oltre i dati visti. Senza di esso non potrebbe apprendere.
  • Inference

    Fase in cui un modello già addestrato produce previsioni su nuovi dati. È l’uso pratico del modello, distinto dall’addestramento.
  • Information Gain

    Riduzione dell'entropia ottenuta suddividendo i dati secondo una feature; misura quanto quella variabile aiuta a separare le classi. Gli alberi decisionali scelgono a ogni passo la suddivisione che massimizza il guadagno informativo.
  • Isolation Forest

    Algoritmo per rilevare anomalie isolando i punti con pochi tagli casuali. Gli outlier risultano più facili da separare.
  • Isotonic Regression

    Tecnica di calibrazione non parametrica che apprende una funzione monotona per mappare i punteggi di un modello in probabilità. Più flessibile del Platt scaling, richiede però più dati per non sovradattarsi.
  • K

  • K-Fold Cross-Validation

    Variante che divide i dati in K parti, usandone a turno una per la verifica e le altre per l’addestramento. Media i risultati dei K cicli.
  • K-Means

    Algoritmo di clustering che divide i dati in K gruppi attorno a centri ricalcolati iterativamente. Richiede di scegliere K in anticipo.
  • K-Nearest Neighbors (KNN)

    Algoritmo che classifica un esempio in base alla classe dei suoi vicini più prossimi. Semplice e senza vera fase di addestramento.
  • Kernel Trick

    Espediente che consente ad algoritmi come le SVM di operare in uno spazio di caratteristiche ad alta dimensione senza calcolarne esplicitamente le coordinate, usando solo prodotti scalari tramite una funzione kernel. Rende trattabili separazioni non lineari.
  • L

  • Label

    Risposta corretta associata a un esempio nei dati supervisionati. È ciò che il modello impara a prevedere.
  • Label Encoding

    Conversione di categorie in numeri interi. Semplice, ma può suggerire un ordine inesistente tra i valori.
  • Label Noise

    Presenza di etichette errate nei dati di addestramento, dovute a errori di annotazione o ambiguità. Degrada le prestazioni e può portare il modello a memorizzare errori; esistono metodi di apprendimento robusti pensati per attenuarne l'effetto.
  • Label Propagation

    Algoritmo semi-supervisionato che diffonde le etichette note ai punti vicini lungo un grafo di similarità fra esempi. Sfrutta l'ipotesi che dati simili condividano l'etichetta, propagandola dalle poche istanze annotate a quelle non etichettate.
  • Lasso Regression

    Regressione lineare con penalità che azzera i pesi meno utili (norma L1). Esegue selezione automatica delle variabili.
  • Learning Curve

    Grafico che mostra come l'errore di un modello su training set e validation set evolve al crescere della quantità di dati o delle epoche di addestramento. Serve a diagnosticare visivamente overfitting (grande divario fra le due curve) o underfitting (errore alto e vicino su entrambe), guidando la scelta se raccogliere più dati o aumentare la capacità del modello.
  • Learning Rate

    Parametro che controlla quanto i pesi vengono modificati a ogni passo di addestramento. Troppo alto diverge, troppo basso rallenta.
  • Learning Rate Scheduling

    Strategia che varia il learning rate durante l’addestramento, ad esempio riducendolo nel tempo. Aiuta a convergere meglio.
  • Learning to Rank

    Famiglia di tecniche di apprendimento supervisionato che addestrano un modello a ordinare un insieme di elementi per rilevanza, anziché a classificarli o predirne un valore. È alla base di motori di ricerca e sistemi di raccomandazione, dove conta l'ordine dei risultati.
  • Leave-One-Out Cross-Validation

    Caso estremo di cross-validation in cui ogni singolo esempio a turno funge da set di test mentre tutti gli altri addestrano il modello. Offre una stima quasi non distorta dell'errore ma è molto costosa su dataset grandi.
  • Lift

    Misura di quanto un modello migliori la selezione di casi positivi rispetto a una scelta casuale, all'interno di un dato sottoinsieme ordinato per punteggio. È molto usata in marketing per valutare campagne e segmentazioni.
  • Linear Discriminant Analysis (LDA)

    Tecnica che riduce le dimensioni cercando la combinazione di variabili che separa meglio le classi. Usata anche per la classificazione.
  • Log Loss

    Metrica che penalizza le previsioni di probabilità sbagliate, tanto più quanto sono sicure. Premia modelli ben calibrati.
  • Loss Function

    Funzione che misura quanto le previsioni si discostano dai valori reali. L’addestramento punta a minimizzarla.
  • M

  • Macro e Micro Averaging

    Due modi di aggregare una metrica su più classi: la media macro tratta ogni classe con lo stesso peso, la media micro pesa in base al numero di esempi. La scelta cambia il giudizio in presenza di classi sbilanciate.
  • Margine

    Distanza fra il confine di decisione e gli esempi più vicini di ciascuna classe. Massimizzare il margine, come fanno le SVM, tende a produrre classificatori con migliore capacità di generalizzazione e maggiore robustezza al rumore.
  • Matrix Factorization

    Tecnica che scompone la matrice utenti-item in fattori latenti a bassa dimensione, rivelando dimensioni nascoste di preferenza. È stata un pilastro dei sistemi di raccomandazione, capace di prevedere valutazioni mancanti.
  • Matthews Correlation Coefficient (MCC)

    Coefficiente che riassume in un solo valore la qualità di una classificazione binaria tenendo conto di tutte le celle della matrice di confusione. È particolarmente affidabile con classi sbilanciate, dove l'accuratezza risulta ingannevole.
  • Mean Absolute Error (MAE)

    Media dei valori assoluti delle differenze tra previsioni e valori reali. Più robusta agli outlier rispetto all’errore quadratico.
  • Mean Squared Error (MSE)

    Errore quadratico medio: media dei quadrati delle differenze tra previsioni e valori reali. Penalizza molto gli errori grandi.
  • Min-Max Scaling

    Normalizzazione che riscala i valori di una feature in un intervallo fisso, tipicamente fra 0 e 1. Preserva la forma della distribuzione ma è sensibile agli outlier, che possono comprimere il resto dei dati.
  • Mini-Batch Gradient Descent

    Compromesso che aggiorna i pesi su piccoli gruppi di esempi. Unisce stabilità e velocità nell’addestramento.
  • Missing Data

    Valori assenti in un dataset. Vanno gestiti rimuovendoli o stimandoli, perché molti algoritmi non li tollerano.
  • Model Capacity

    Misura di quanto un modello è in grado di rappresentare relazioni complesse. Troppa capacità porta a overfitting, troppo poca a underfitting.
  • Model Deployment

    Messa in produzione di un modello perché fornisca previsioni a utenti o sistemi reali. Trasforma un esperimento in un servizio utilizzabile.
  • Model Drift

    Calo di prestazioni di un modello nel tempo perché i dati reali cambiano rispetto a quelli di addestramento. Richiede monitoraggio e riaddestramento.
  • Model Registry

    Sistema centralizzato che cataloga i modelli addestrati con le loro versioni, metriche, metadati e stato del ciclo di vita. Garantisce tracciabilità e riproducibilità, facilitando promozione, rollback e governance dei modelli in produzione.
  • Modello

    Struttura appresa. Algoritmo che apprende da dati e fa previsioni o classificazioni.
  • Momentum

    Tecnica che accelera il gradient descent accumulando la direzione dei passi precedenti. Riduce le oscillazioni e supera i piccoli avvallamenti.
  • Multi-Label Classification

    Problema di classificazione in cui a ogni esempio possono essere associate contemporaneamente più etichette, non mutuamente esclusive. Si distingue dalla classificazione multi-classe, dove si sceglie una sola categoria, e richiede metriche e strategie di addestramento dedicate.
  • Multicollinearità

    Situazione in cui due o più variabili predittive di un modello sono fortemente correlate fra loro. Rende instabili e difficili da interpretare i coefficienti stimati, pur non danneggiando necessariamente la capacità predittiva complessiva.
  • Multilayer Perceptron (MLP)

    Rete neurale con uno o più strati nascosti tra ingresso e uscita. Può approssimare relazioni complesse e non lineari.
  • N

  • Naive Bayes

    Classificatore probabilistico basato sul teorema di Bayes, che assume le caratteristiche indipendenti tra loro. Veloce ed efficace su testi.
  • NDCG

    Metrica di valutazione per problemi di ranking che premia il collocare gli elementi più rilevanti in cima alla lista, scontando la rilevanza in base alla posizione. Normalizzata rispetto all'ordinamento ideale, restituisce un valore fra 0 e 1.
  • Nested Cross-Validation

    Schema di validazione con due cicli annidati: quello interno seleziona gli iperparametri, quello esterno stima le prestazioni del modello così ottimizzato. Fornisce una valutazione meno ottimistica rispetto alla cross-validation semplice, perché la scelta degli iperparametri non contamina la stima finale dell'errore.
  • Neurone artificiale

    Unità di base di una rete neurale: combina gli input pesati e applica una funzione di attivazione. Ispirato in modo lontano al neurone biologico.
  • No Free Lunch Theorem

    Principio per cui nessun algoritmo è il migliore su tutti i problemi. La scelta va calibrata sul compito specifico.
  • Normalizzazione

    Riscalatura dei valori in un intervallo fisso, tipicamente tra 0 e 1. Uniforma le variabili prima dell’addestramento.
  • O

  • One-Hot Encoding

    Rappresentazione di una variabile categorica con colonne binarie, una per ciascun valore. Evita falsi ordinamenti tra le categorie.
  • One-vs-Rest (OvR)

    Strategia che affronta la classificazione multi-classe addestrando un classificatore binario per ogni classe contro tutte le altre. In predizione si sceglie la classe con il punteggio più alto; è semplice ma può soffrire di sbilanciamento fra i sottoproblemi.
  • Online Learning

    Modalità in cui il modello si aggiorna man mano che arrivano nuovi dati, uno alla volta. Adatto a flussi continui e contesti che cambiano.
  • Ordinal Encoding

    Codifica che assegna alle categorie numeri interi secondo un ordine. È appropriata solo quando esiste una gerarchia naturale fra i valori, altrimenti introduce relazioni d'ordine inesistenti che possono fuorviare il modello.
  • Ordinal Regression

    Tecnica per predire una variabile categorica le cui classi hanno un ordine naturale ma non una distanza numerica definita, come i livelli di un giudizio da 1 a 5. Sta a metà fra classificazione e regressione, sfruttando l'ordinamento delle categorie senza trattarle come numeri.
  • Out-of-Bag Error

    Stima dell'errore di un modello a foreste casuali calcolata usando, per ogni albero, i soli campioni non estratti nel suo bootstrap. Fornisce una valutazione delle prestazioni quasi gratuita, senza bisogno di un set di validazione separato.
  • Out-of-Distribution (OOD)

    Condizione in cui un dato in ingresso proviene da una distribuzione diversa da quella vista durante l'addestramento. Un modello tende a produrre predizioni inaffidabili ma spesso troppo sicure sui campioni OOD, per questo il loro rilevamento è cruciale per la robustezza e la sicurezza dei sistemi ML.
  • Outlier

    Valore molto distante dagli altri, dovuto a errore o a un caso raro. Può distorcere l’addestramento se non trattato.
  • Overfitting

    Adattamento eccessivo. Quando un modello impara troppo bene i dati di training, perdendo generalizzazione.
  • Oversampling

    Aumento degli esempi della classe minoritaria per riequilibrare il dataset. Aiuta il modello a non ignorare i casi rari.
  • P

  • Partial Dependence Plot

    Grafico che mostra l'effetto marginale di una o due feature sulla predizione del modello, mediando l'influenza di tutte le altre. Serve a capire la direzione e la forma della relazione appresa fra una variabile e l'output, oltre il semplice valore di importanza.
  • Perceptron

    Il neurone artificiale più semplice: somma pesata degli input seguita da una soglia. È il mattone storico delle reti neurali.
  • Platt Scaling

    Metodo di calibrazione che trasforma i punteggi grezzi di un classificatore in probabilità adattandovi una regressione logistica. È usato tipicamente con le SVM per ottenere output probabilistici affidabili anziché semplici segni di decisione.
  • Polynomial Features

    Nuove variabili ottenute elevando a potenza o moltiplicando fra loro le feature originali, per permettere a modelli lineari di cogliere relazioni non lineari. Aumentano l'espressività ma anche il rischio di overfitting e il numero di dimensioni.
  • Posterior Probability

    Probabilità di un’ipotesi dopo aver osservato i dati, secondo il teorema di Bayes. Aggiorna una stima iniziale alla luce delle evidenze.
  • Precision

    Tra gli esempi previsti come positivi, quanti lo erano davvero. Misura quanto ci si può fidare di una previsione positiva.
  • Precision at K

    Metrica di ranking che misura la frazione di elementi rilevanti fra i primi K risultati proposti. È usata quando all'utente interessa solo la parte alta della lista, come nei motori di ricerca e nei sistemi di raccomandazione.
  • Precision-Recall Curve

    Grafico che mette in relazione precision e recall al variare della soglia. Più informativo della ROC su dati molto sbilanciati.
  • Principal Component Analysis (PCA)

    Tecnica che riduce le dimensioni dei dati conservando la maggior variabilità possibile. Comprime le informazioni in poche nuove variabili.
  • Pseudo-Labeling

    Metodo semi-supervisionato in cui un modello addestrato sui dati etichettati assegna etichette provvisorie ai dati non etichettati, che vengono poi riusati per riaddestrarlo. Sfrutta grandi quantità di dati non annotati, con il rischio di rinforzare i propri errori se le pseudo-etichette sono sbagliate.
  • Q

  • Quantile Regression

    Tecnica di regressione che stima quantili condizionati della variabile obiettivo, ad esempio la mediana, anziché la sola media. Fornisce un quadro più completo della distribuzione ed è robusta agli outlier.
  • R

  • R-squared (R²)

    Indice che misura quanta parte della variabilità dei dati è spiegata da un modello di regressione. Va da 0 a 1, dove 1 è perfetto.
  • Radial Basis Function (RBF)

    Funzione kernel il cui valore dipende dalla distanza fra due punti, molto usata nelle SVM per creare confini di decisione flessibili e non lineari. Un iperparametro ne regola l'ampiezza, controllando quanto localmente il modello reagisce ai dati.
  • Random Forest

    Insieme di molti alberi decisionali che votano insieme la previsione. Più robusto e accurato di un singolo albero, riduce l’overfitting.
  • Recall

    Tra gli esempi realmente positivi, quanti il modello ne ha individuati. Misura la capacità di non lasciarsi sfuggire i casi rilevanti.
  • Recall at K

    Metrica che indica quanti degli elementi rilevanti totali compaiono fra i primi K risultati. Complementare alla precisione a K, valuta la capacità del sistema di recuperare gli item importanti in una lista di lunghezza limitata.
  • Recommendation System

    Sistema che suggerisce contenuti o prodotti in base a preferenze e comportamenti. Alla base di piattaforme di streaming ed e-commerce.
  • Regressione

    Previsione numerica. Tecnica che predice un valore continuo.
  • Regressione lineare

    Algoritmo che modella la relazione tra variabili tracciando la retta che meglio approssima i dati. Predice valori continui in modo semplice e interpretabile.
  • Regressione logistica

    Algoritmo di classificazione che stima la probabilità che un esempio appartenga a una classe. Nonostante il nome, serve a separare categorie.
  • Regularizzazione

    Controllo della complessità. Tecnica per evitare l’overfitting penalizzando modelli troppo complessi.
  • ReLU

    Funzione di attivazione che lascia passare i valori positivi e azzera i negativi. Semplice ed efficace, attenua il problema dei gradienti che svaniscono.
  • Rete Neurale

    Modello ispirato al cervello. Struttura composta da nodi (neuroni) interconnessi che elaborano informazioni.
  • Ridge Regression

    Regressione lineare con penalità sui pesi grandi (norma L2). Riduce l’overfitting mantenendo tutte le variabili.
  • RMSprop

    Ottimizzatore che adatta il learning rate dividendo per la media dei gradienti recenti. Stabilizza l’addestramento di reti profonde.
  • Robust Scaling

    Ridimensionamento delle feature basato su mediana e scarto interquartile anziché su media e deviazione standard. Essendo insensibile ai valori estremi, è preferibile quando i dati contengono outlier marcati.
  • ROC Curve

    Grafico che mostra il compromesso tra veri positivi e falsi positivi al variare della soglia. Aiuta a scegliere il punto di lavoro.
  • S

  • Saddle Point

    Punto in cui il gradiente è nullo ma non è né minimo né massimo. Può rallentare l’ottimizzazione delle reti neurali.
  • Sampling Bias

    Distorsione che nasce quando il campione raccolto non rappresenta fedelmente la popolazione di interesse. Un modello addestrato su dati non rappresentativi generalizza male, riproducendo le lacune della raccolta.
  • Selection Bias

    Errore sistematico dovuto al modo in cui gli esempi vengono selezionati per l'analisi, che li rende non casuali rispetto al fenomeno studiato. Può portare a conclusioni valide solo per il sottoinsieme osservato e non per la realtà completa.
  • Shadow Deployment

    Rilascio in cui un nuovo modello riceve il traffico reale in parallelo a quello in produzione senza però influenzare le decisioni. Consente di validarne il comportamento su dati veri prima di affidargli le risposte effettive.
  • SHAP

    Metodo che attribuisce a ciascuna variabile il suo contributo a una previsione. Aiuta a interpretare anche modelli complessi.
  • Sigmoid

    Funzione di attivazione che schiaccia i valori tra 0 e 1. Utile per stimare probabilità, ma soggetta a gradienti molto piccoli agli estremi.
  • Silhouette Score

    Metrica che valuta quanto i cluster sono compatti e ben separati. Aiuta a scegliere il numero di gruppi.
  • SMOTE

    Tecnica che crea nuovi esempi sintetici della classe minoritaria interpolando quelli esistenti. Riequilibra senza semplici duplicati.
  • Softmax

    Funzione che trasforma un vettore di numeri in una distribuzione di probabilità che somma a uno. Usata nell’uscita dei classificatori multi-classe.
  • Specificity

    Proporzione di casi negativi correttamente identificati come tali da un classificatore. Complementare alla sensibilità, è cruciale in contesti come lo screening medico, dove contano sia i falsi positivi sia i falsi negativi.
  • Spurious Correlation

    Correlazione statistica fra due variabili priva di un reale legame causale, spesso dovuta al caso o a un fattore comune nascosto. I modelli possono sfruttarla in addestramento e poi fallire quando quella coincidenza svanisce.
  • Stacking

    Tecnica ensemble in cui le previsioni di più modelli diventano input di un modello finale. Combina i punti di forza di approcci diversi.
  • Standardizzazione

    Trasformazione dei dati perché abbiano media zero e deviazione standard uno. Utile per molti algoritmi sensibili alla scala.
  • Stochastic Gradient Descent (SGD)

    Variante del gradient descent che aggiorna i pesi usando un esempio alla volta. Più rapido e adatto a grandi dataset.
  • Stratified Sampling

    Campionamento che preserva nelle partizioni le stesse proporzioni fra le classi presenti nel dataset completo. È essenziale con classi sbilanciate, perché evita che train o test finiscano privi di una categoria o ne alterino la frequenza.
  • Support Vector Machine (SVM)

    Algoritmo che separa le classi trovando il confine con il margine più ampio. Efficace anche in spazi a molte dimensioni.
  • T

  • t-SNE

    Tecnica di riduzione dimensionale pensata per visualizzare dati ad alte dimensioni in 2 o 3D. Preserva la vicinanza tra punti simili.
  • Tanh

    Funzione di attivazione che schiaccia i valori tra -1 e 1. Centrata sullo zero, spesso preferita alla sigmoid negli strati nascosti.
  • Target Encoding

    Tecnica di codifica delle variabili categoriche che sostituisce ogni categoria con una statistica della variabile obiettivo calcolata su quella categoria, tipicamente la media. È potente con categorie ad alta cardinalità, ma va applicata con schemi di regolarizzazione o out-of-fold per evitare data leakage.
  • Tensore

    Struttura dati multidimensionale che generalizza vettori e matrici. È il formato con cui le reti neurali rappresentano e muovono i dati.
  • Train-Test Split

    Divisione dei dati in una parte per addestrare e una per valutare. Misura come il modello si comporta su esempi mai visti.
  • Training Set

    Porzione di dati su cui il modello impara, regolando i propri parametri. È la parte più consistente del dataset.
  • Transfer Learning

    Riuso di un modello già addestrato su un compito come punto di partenza per un altro. Risparmia dati e tempo sfruttando conoscenza preesistente.
  • Transformers

    Architettura avanzata. Modelli che usano attenzione per gestire input sequenziali, base di GPT.
  • Trasformazione di potenza

    Famiglia di trasformazioni, come Box-Cox e Yeo-Johnson, che rende una distribuzione più simile a una gaussiana. Stabilizza la varianza e attenua l'asimmetria, migliorando le prestazioni dei modelli sensibili alla forma dei dati.
  • Tree Pruning

    Potatura di un albero decisionale che rimuove rami poco utili per contenere l'overfitting e migliorare la generalizzazione. Può avvenire fermando la crescita in anticipo o tagliando a posteriori i rami che non riducono l'errore di validazione.
  • U

  • UMAP

    Tecnica di riduzione dimensionale per visualizzazione, spesso più veloce del t-SNE. Mantiene meglio la struttura globale dei dati.
  • Underfitting

    Situazione in cui il modello è troppo semplice per cogliere gli schemi dei dati. Sbaglia sia in addestramento sia su nuovi esempi.
  • Undersampling

    Riduzione degli esempi della classe maggioritaria per riequilibrare i dati. Veloce, ma rischia di scartare informazione utile.
  • V

  • Validazione

    Verifica delle performance. Processo di testare il modello su dati non visti.
  • Vanishing Gradient

    Problema per cui i gradienti diventano minuscoli nelle reti profonde, bloccando l’apprendimento dei primi strati. Mitigato da ReLU e altre tecniche.
  • Variance Inflation Factor (VIF)

    Indice che quantifica quanto la varianza del coefficiente di una variabile sia gonfiata dalla sua correlazione con le altre. Valori elevati segnalano multicollinearità e suggeriscono di rimuovere o combinare le variabili ridondanti.
  • W

  • Warm Start

    Tecnica in cui l'addestramento di un modello riparte dai parametri di un modello già allenato invece che da un'inizializzazione casuale. Accelera la convergenza ed è utile quando arrivano nuovi dati o si riaddestra frequentemente, riducendo il costo computazionale rispetto a ripartire da zero.
  • Weight Decay

    Forma di regolarizzazione che spinge i pesi verso valori piccoli. Riduce l’overfitting penalizzando la complessità.
  • Weight Initialization

    Scelta dei valori iniziali dei pesi prima dell’addestramento. Una buona inizializzazione accelera la convergenza ed evita problemi sui gradienti.
  • X

  • XGBoost

    Implementazione ottimizzata e molto efficiente del gradient boosting. Popolarissima nelle competizioni per velocità e prestazioni.
  • Z

  • Zero-Shot Learning

    Capacità di affrontare compiti mai visti in addestramento, senza esempi specifici. Si basa su descrizioni o conoscenza trasferita da altri ambiti.

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